X-Men ’97 rilancia tre progetti Marvel discussi: Kang, Eternals e Moon Knight tornano in gioco

X-Men ’97 recupera elementi di Quantumania, Eternals e Moon Knight, rilanciando Rama-Tut, Eson e Khonshu nella storia di Apocalisse.

Luca Ferraro
Luca Ferraro
Binge-watcher seriale e maniaco della continuity: se una serie fa parlare di sé, sono già al secondo rewatch.

X-Men ’97 continua a usare l’animazione come uno spazio sorprendentemente libero per recuperare idee, personaggi e suggestioni rimaste in sospeso nel grande universo Marvel. La seconda stagione della serie animata, disponibile su Disney+, non si limita a proseguire il percorso dei mutanti dopo il successo del primo ciclo di episodi: sta anche riportando al centro elementi legati ad alcuni dei progetti più discussi degli ultimi anni.

L’episodio 4 della stagione 2, Rise of Apocalypse, Part II, riprende la storia dopo l’attacco del misterioso Rama-Tut. Il viaggio nel passato porta gli X-Men nell’antico Egitto, dove En Sabah Nur viene costretto alla sottomissione insieme al suo popolo. Da quella ribellione prende forma una delle figure più importanti della mitologia mutante: Apocalisse.

Rama-Tut e il ritorno dell’ombra di Kang

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Il primo collegamento evidente riguarda Ant-Man and the Wasp: Quantumania. Rama-Tut non è una presenza casuale nella storia Marvel: nei fumetti è una delle identità associate a Kang il Conquistatore, il viaggiatore temporale che nel Marvel Cinematic Universe è stato legato a Jonathan Majors.

In X-Men ’97, Rama-Tut arriva nell’antico Egitto alla ricerca di un grande potere. Schiavizza En Sabah Nur e il suo popolo, costringendoli a costruire statue e piramidi per accelerare i suoi piani. Tuttavia, proprio quell’oppressione contribuisce alla nascita della ribellione che porterà Nur verso un destino molto più grande.

Il momento più significativo arriva quando Rama-Tut fugge usando una macchina del tempo e indossa un costume che richiama da vicino quello di Kang visto in Quantumania. È un riferimento forte, pensato per rendere immediata la connessione anche a chi segue soprattutto le produzioni dell’MCU.

Dopo le difficoltà legate al futuro cinematografico di Kang, X-Men ’97 sembra offrire a Marvel un modo più flessibile per riutilizzare il personaggio e la sua mitologia. L’animazione permette di recuperare il legame tra viaggi temporali, antico Egitto e Apocalisse senza dover forzare subito un ritorno sul grande schermo.

Eson e il peso dei Celestiali dopo Eternals

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Il secondo recupero riguarda Eternals, uno dei film Marvel più divisivi della Fase 4. Nell’episodio, En Sabah Nur entra in contatto con una presenza extraterrestre colossale: Eson, un Celestiale alla ricerca di qualcuno degno di ricevere un potere devastante.

I Celestiali non sono nuovi nell’universo Marvel. Il loro nome era già apparso nel contesto cosmico dei Guardiani della Galassia, ma è stato Eternals a esplorare davvero il loro ruolo. Nel film, i protagonisti scoprono di essere stati creati per preparare la Terra alla nascita di Tiamut, un Celestiale destinato a emergere dal pianeta con conseguenze catastrofiche per l’umanità.

X-Men ’97 rilancia tre progetti Marvel discussi: Kang, Eternals e Moon Knight tornano in gioco

La scelta di inserire Eson in X-Men ’97 permette di rimettere in circolo quell’immaginario cosmico, ma con un taglio diverso. Qui il Celestiale non sembra seguire esattamente la stessa logica di Arishem in Eternals. Il suo ruolo è più vicino alla tradizione fumettistica legata ad Apocalisse, dove la tecnologia e l’intervento dei Celestiali diventano parte della trasformazione di En Sabah Nur.

Il risultato è interessante perché restituisce ai Celestiali un’aura di mistero e potenza, senza appesantire la narrazione con troppe spiegazioni. In questo contesto, Eson funziona come una presenza quasi divina, capace di trasformare un mutante oppresso in una minaccia destinata a segnare intere epoche.

Khonshu e il richiamo a Moon Knight

Il terzo riferimento arriva da Moon Knight. Nell’episodio, En Sabah Nur vive sotto il dominio di Rama-Tut e guarda alle divinità egizie come punti di riferimento. Tra queste compare Khonshu, il dio egizio della Luna e del cielo notturno, già centrale nella serie con Marc Spector.

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In Moon Knight, Khonshu guida Marc nel controllo dei suoi poteri e nello scontro con Arthur Harrow. La serie aveva mostrato un rapporto inizialmente affascinante tra il protagonista e la divinità, anche se il finale aveva diviso parte del pubblico, soprattutto per la scelta di trasformare lo scontro conclusivo in una battaglia dalle proporzioni gigantesche.

In X-Men ’97, il richiamo a Khonshu è più contenuto. Proprio per questo funziona meglio: è un cameo, un segnale visivo, un modo per ricordare che l’Egitto della Marvel è abitato da forze antiche e misteriose. Non serve spiegare tutto, né riportare immediatamente Marc Spector in scena. Basta un riferimento ben piazzato per ridare presenza a una figura che potrebbe tornare utile in futuro.

L’animazione come laboratorio per il futuro Marvel

La forza di X-Men ’97 sta anche nella sua capacità di muoversi con meno rigidità rispetto al cinema. La serie può recuperare Kang attraverso Rama-Tut, riportare in scena i Celestiali con Eson e richiamare Khonshu senza dover annunciare subito nuovi film o serie live-action. È una forma di continuità più elastica, ma non per questo meno significativa.

Questi riferimenti non cancellano le difficoltà incontrate da Quantumania, Eternals e Moon Knight. Al contrario, mostrano che Marvel non ha ancora chiuso del tutto la porta su quelle idee. Alcuni elementi, se riposizionati nel contesto giusto, possono tornare a funzionare.

Con la seconda stagione, X-Men ’97 sta quindi facendo qualcosa di più ambizioso di una semplice prosecuzione nostalgica. Sta riorganizzando pezzi di mitologia Marvel, collegando i mutanti a viaggi temporali, divinità egizie e potenze cosmiche. E mentre Apocalisse prende forma, anche alcuni dei progetti più discussi dell’MCU trovano una nuova occasione per essere guardati con occhi diversi.

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