Perché Sony chiuse Japan Studio: Shuhei Yoshida spiega la svolta verso i giochi AAA

Shuhei Yoshida spiega perché Sony riorganizzò Japan Studio: i suoi creativi giochi AA non trainavano le vendite delle console quanto i grandi blockbuster PlayStation.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.
Perché Sony chiuse Japan Studio: Shuhei Yoshida spiega la svolta verso i giochi AAA

La creatività di Japan Studio non era sufficiente a sostenere la strategia commerciale adottata da PlayStation durante il passaggio alle produzioni AAA. Shuhei Yoshida, ex presidente di Sony Interactive Entertainment Worldwide Studios, è tornato sulle ragioni che portarono alla profonda riorganizzazione del team nel 2021. Lo studio aveva realizzato o sostenuto alcuni dei titoli più originali della storia PlayStation, ma le sue produzioni non contribuivano alle vendite delle console quanto serie come God of War e Uncharted. Una distanza diventata sempre più difficile da ignorare con l’aumento dei costi di sviluppo.

Intervenuto alla Computer Entertainment Developers Conference, Yoshida ha riconosciuto che la decisione continua ancora oggi a suscitare incredulità tra i giocatori. Molti ricordano Japan Studio come una realtà capace di sperimentare con generi, tecnologie e idee che raramente avrebbero trovato spazio nelle produzioni più convenzionali. Dal punto di vista di Sony, tuttavia, quei progetti non riuscivano più a giustificare gli investimenti richiesti da uno studio interno di grandi dimensioni.

La creatività di Japan Studio non vendeva abbastanza console

Nel corso degli anni, Japan Studio ha contribuito alla nascita di giochi come Ape Escape, Siren, LocoRoco, Patapon, Gravity Rush e Astro Bot. Ha inoltre collaborato a produzioni quali Shadow of the Colossus, Bloodborne e The Last Guardian, diventando uno dei centri creativi più riconoscibili dell’ecosistema PlayStation.

Secondo Yoshida, il problema non riguardava la mancanza di idee. Lo studio continuava a proporre esperienze originali, spesso costruite su dimensioni e budget intermedi. Erano produzioni che oggi verrebbero generalmente definite AA, particolarmente adatte a piattaforme come PlayStation Vita e PlayStation VR.

Il mercato interno di Sony, però, stava cambiando. Con PlayStation 4 e successivamente PlayStation 5, l’azienda iniziò a concentrare maggiori risorse su giochi spettacolari e costosi, capaci di mostrare le prestazioni dell’hardware e convincere il pubblico ad acquistare una console. Serie come God of War e Uncharted rispondevano meglio a questa esigenza, mentre per Japan Studio risultava difficile trasformare le proprie idee in produzioni della stessa scala.

Il difficile passaggio dai giochi AA ai grandi blockbuster

Yoshida ha ricordato la propria preoccupazione per Keiichiro Toyama e gli altri sviluppatori giapponesi coinvolti. Il creatore di Silent Hill, Siren e Gravity Rush aveva diverse proposte, ma non tutte riuscivano a ottenere l’approvazione necessaria all’interno della nuova strategia PlayStation.

Scalare un progetto creativo fino alle dimensioni di un moderno titolo AAA non significa soltanto aumentare il numero di ambientazioni o migliorare la grafica. Richiede squadre più grandi, tempi di lavorazione prolungati e investimenti molto più elevati. Un’idea pensata per un’esperienza compatta può perdere parte della propria identità quando viene forzata dentro una struttura da grande blockbuster.

Per Sony, inoltre, le nuove proprietà intellettuali sviluppate da Japan Studio faticavano a raggiungere un pubblico abbastanza ampio. Anche quando ricevevano apprezzamenti per la direzione artistica o le meccaniche, raramente diventavano fenomeni commerciali in grado di trainare l’hardware.

Japan Studio fu riorganizzata attorno a Team Asobi

Nel 2021 Sony non presentò formalmente l’operazione come una chiusura completa. L’azienda annunciò invece che Japan Studio sarebbe stata riorganizzata attorno a Team Asobi, la squadra responsabile di Astro Bot Rescue Mission e Astro’s Playroom. Gran parte degli altri dipendenti lasciò comunque la società dopo il mancato rinnovo dei contratti, interrompendo di fatto lo sviluppo interno delle produzioni per cui il vecchio studio era conosciuto.

Team Asobi è poi diventata uno studio autonomo all’interno di PlayStation Studios, mantenendo viva una parte dell’eredità della struttura precedente. Il successo ottenuto successivamente da Astro Bot ha dimostrato che una produzione giapponese creativa poteva ancora trovare spazio, anche se attraverso una squadra più piccola e concentrata su un’unica serie.

Molti ex membri di Japan Studio hanno invece fondato nuove società o proseguito altrove il proprio percorso. Toyama ha creato Bokeh Game Studio, riunendo diversi collaboratori con cui aveva già lavorato in Sony.

L’invito a sostenere Slitterhead e Ratatan

Yoshida ha invitato chi rimpiange Japan Studio a seguire concretamente i suoi ex sviluppatori. Tra i progetti citati figura Slitterhead, l’action adventure horror diretto da Keiichiro Toyama e sviluppato da Bokeh Game Studio. Il gioco è disponibile dal novembre 2024 su PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC.

L’altro titolo è Ratatan, successore spirituale di Patapon realizzato con il coinvolgimento del suo creatore Hiroyuki Kotani. Il gioco combina combattimenti a scorrimento, ritmo ed elementi roguelike, con una modalità cooperativa online per quattro partecipanti. La pubblicazione completa, inizialmente prevista per luglio, è stata rinviata al 15 ottobre 2026 per consentire ulteriori interventi tecnici e di rifinitura.

Le parole di Yoshida non cancellano l’amarezza per la scomparsa di una delle realtà più particolari di PlayStation. Chiariscono però il conflitto che portò a quella scelta: Japan Studio continuava a creare giochi insoliti e riconoscibili, mentre Sony cercava produzioni sempre più grandi, capaci di vendere milioni di copie e sostenere direttamente la diffusione delle proprie console. Una parte di quello spirito sopravvive oggi in Team Asobi e nei progetti indipendenti degli sviluppatori che hanno lasciato lo studio.

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