A dieci anni dall’uscita, Suicide Squad continua a occupare un posto controverso nella storia dei film DC. Il lungometraggio diretto da David Ayer arrivò nelle sale nel 2016 con un cast di primo piano, una campagna promozionale molto efficace e l’obiettivo di espandere rapidamente l’universo inaugurato da L’uomo d’acciaio.
Il risultato commerciale fu notevole, ma l’accoglienza della critica mise in evidenza problemi che avrebbero accompagnato il DCEU anche negli anni successivi. Per questo, osservato con il senno di poi, il film può essere considerato uno dei primi segnali della crisi che avrebbe condotto alla conclusione di quell’universo cinematografico.
Un progetto perfetto sulla carta
L’idea alla base di Suicide Squad sembrava particolarmente adatta ad ampliare il DCEU. La storia riuniva un gruppo di criminali detenuti, reclutati da Amanda Waller per affrontare missioni troppo pericolose per le forze convenzionali. In cambio, i componenti della squadra avrebbero potuto ottenere una riduzione della pena. Un eventuale rifiuto, invece, avrebbe potuto costare loro la vita.
I fumetti offrivano numerosi personaggi e storie da utilizzare. Anche il cast lasciava immaginare un progetto capace di distinguersi dai precedenti film di supereroi: Margot Robbie interpretava Harley Quinn, Viola Davis era Amanda Waller, Will Smith vestiva i panni di Deadshot e Jared Leto quelli del Joker.
Alcune di queste interpretazioni riuscirono a lasciare il segno. Harley Quinn divenne rapidamente uno dei volti più riconoscibili del DCEU, mentre Amanda Waller continuò ad avere un ruolo importante nelle produzioni successive. La storia, però, non riuscì a valorizzare pienamente il potenziale del gruppo.
Le recensioni evidenziarono problemi di trama e montaggio
Le principali critiche riguardarono la struttura frammentata, il ritmo irregolare e la debole caratterizzazione di diversi componenti della squadra. Dopo una lunga introduzione dedicata ai protagonisti, la trama faticava a svilupparsi in modo naturale e i rapporti tra i personaggi apparivano spesso poco approfonditi.
Il montaggio contribuiva alla sensazione di discontinuità. Scene, canzoni e presentazioni si susseguivano rapidamente, creando un’apertura energica ma rendendo meno coesa la parte centrale del film. Anche l’equilibrio tra atmosfera oscura, commedia e azione risultava incerto.
Su Rotten Tomatoes, Suicide Squad conserva un punteggio del 26% da parte della critica, contro il 58% espresso dal pubblico. Il consenso critico riconosce il valore del cast, ma sottolinea la presenza di una trama confusa, personaggi poco sviluppati e una regia discontinua.
Questi problemi non riguardavano soltanto un singolo film. Suicide Squad doveva rafforzare la fiducia nell’universo condiviso e preparare il terreno per nuovi collegamenti, ma le reazioni negative alimentarono i dubbi sulla capacità di Warner Bros. di costruire una direzione creativa stabile.
Il successo al botteghino rese il problema più visibile
Paradossalmente, Suicide Squad fu tutt’altro che un fallimento commerciale. Il film incassò 749,2 milioni di dollari nel mondo, con oltre 325 milioni provenienti da Stati Uniti e Canada.
Il grande richiamo del cast, la popolarità dei personaggi e una campagna pubblicitaria costruita attorno a uno stile colorato e irriverente portarono nelle sale un pubblico molto ampio. Proprio questa visibilità, però, espose milioni di spettatori ai problemi narrativi e produttivi del progetto.
Il film comprendeva inoltre collegamenti importanti con il resto del DCEU. Il Batman interpretato da Ben Affleck appariva in diverse scene, mentre la sequenza durante i titoli di coda anticipava la formazione della Justice League. Jared Leto veniva presentato come il Joker destinato ad accompagnare quella versione dell’universo cinematografico.
Entrambi i percorsi avrebbero incontrato numerose difficoltà. Il Joker di Leto non ottenne mai il ruolo centrale inizialmente immaginato, mentre Justice League attraversò una produzione complessa e divenne uno dei momenti più controversi dell’intero franchise.
Un primo segnale, non l’unica causa della crisi
Attribuire a Suicide Squad la responsabilità della fine del DCEU sarebbe comunque eccessivo. L’universo cinematografico proseguì fino al 2023 e riuscì a ottenere altri importanti successi, tra cui Wonder Woman e Aquaman. La crisi nacque da una combinazione di risultati altalenanti, cambiamenti creativi, problemi produttivi e strategie spesso poco coerenti.
Il film di David Ayer rappresentò però uno dei primi casi in cui queste difficoltà apparvero chiaramente. Le tensioni sulla direzione creativa e sul tono produssero un’opera che cercava di seguire più strade contemporaneamente senza svilupparne pienamente nessuna. Le successive dichiarazioni del regista hanno inoltre confermato la sua distanza dalla versione distribuita nelle sale, modificata durante il processo produttivo.
Nel 2021, James Gunn riprese gli stessi personaggi e la medesima premessa in The Suicide Squad – Missione suicida. Il nuovo film mantenne la violenza, l’ironia e il caos della squadra, ma dedicò maggiore attenzione ai rapporti tra i protagonisti e alla coerenza del racconto. L’accoglienza fu nettamente più positiva, con il 90% delle recensioni favorevoli su Rotten Tomatoes.
A dieci anni di distanza, Suicide Squad rimane quindi un film importante per comprendere l’evoluzione della DC al cinema. Non decretò da solo la fine del DCEU, ma mise in evidenza molte delle fragilità che avrebbero complicato il suo sviluppo. Allo stesso tempo, il successo di Harley Quinn e Amanda Waller dimostrò che anche un progetto irregolare poteva introdurre personaggi destinati a sopravvivere all’universo che li aveva fatti debuttare.
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