Sung Kang torna nel mondo delle auto con Drifter, ma il nuovo progetto dell’interprete di Han nella saga di Fast & Furious vuole essere molto più di un semplice film sulle corse. Al centro della storia ci sono infatti il bisogno di appartenenza, i rapporti umani e quella comunità del drifting che, secondo Kang, lo ha accompagnato e sostenuto durante gran parte della sua carriera. Il film sarà presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival il 12 settembre 2026.
Nonostante l’inevitabile paragone con Fast & Furious, Kang considera Drifter un’esperienza profondamente diversa. Le automobili e le spettacolari derapate restano importanti, ma funzionano soprattutto come strumento per raccontare persone alla ricerca di un posto nel mondo.
Drifter racconta molto più delle corse
Drifter segue un custode solitario di un circuito automobilistico, segnato da un passato doloroso ma dotato di un talento naturale per il drifting. Quando gli viene offerta la possibilità di partecipare a una competizione professionistica, scopre che le capacità al volante non bastano: per andare avanti dovrà imparare a fidarsi degli altri e trovare una nuova famiglia. La Toyota AE86 chiamata Lola è invece l’auto protagonista del film, non il personaggio principale della storia.
Durante il San Diego Comic-Con 2026, The Direct ha incontrato Sung Kang insieme a Tamara Braun, Grant Sullivan, McCaleb Burnett, Michael Nehring e Gregory Cruz. Parlando di ciò che distingue Drifter dagli altri film automobilistici, Kang ha definito il progetto una “lettera d’amore” alla comunità delle auto che lo ha sostenuto nel corso degli anni.
Secondo l’attore, la componente emotiva funzionerebbe anche eliminando completamente le automobili e il drifting. Il vero viaggio riguarda infatti i personaggi, le loro fragilità e il modo in cui riescono a creare legami attraverso una passione condivisa.
Persone comuni alla ricerca di un posto a cui appartenere
Uno degli aspetti sui quali Kang insiste maggiormente è la scelta di raccontare persone comuni, lontane dall’immagine dei protagonisti invincibili tipici di molti film d’azione.
I personaggi di Drifter vivono in una piccola comunità americana e cercano qualcosa a cui appartenere. Non possiedono superpoteri né conducono vite straordinarie: è la passione per le auto a permettere loro di incontrarsi, sostenersi e costruire qualcosa insieme.
Tamara Braun ha sottolineato proprio questa capacità dei personaggi di creare connessioni e aiutarsi reciprocamente, mentre Grant Sullivan ha descritto il film come una storia dedicata agli outsider e alle persone comuni.
McCaleb Burnett ha invece evidenziato l’approccio concreto adottato per le sequenze automobilistiche. Secondo l’attore, Drifter punta sulle riprese pratiche delle auto e del drifting, evitando di affidare lo spettacolo alla CGI. Una scelta coerente con l’intenzione di Kang di rappresentare questa cultura nel modo più autentico possibile.
Per Sung Kang il drifting è come un barbecue di famiglia
Il rapporto di Kang con questo mondo va oltre il cinema. L’attore distingue infatti la generica comunità delle corse da quella specificamente legata al drifting, che descrive come un ambiente ancora in crescita e particolarmente aperto.
Per spiegare la sensazione provata durante gli eventi amatoriali, Kang li paragona a un grande barbecue di famiglia. Differenze politiche, etniche o religiose passerebbero in secondo piano davanti alla passione comune per le automobili. Ciò che inizialmente attira l’attenzione sono le vetture, ma con il tempo, osserva Kang, sono soprattutto le persone a rendere speciale quell’ambiente.
Una sensazione condivisa anche da alcuni membri del cast che prima delle riprese conoscevano poco questo mondo. Tamara Braun ha raccontato di essere rimasta sorpresa dall’accoglienza ricevuta, mentre Michael Nehring ha descritto la comunità come disponibile a coinvolgere e insegnare anche a chi arriva senza esperienza.
L’amore e la “famiglia trovata” al centro di Drifter
Nel raccontare il film, diversi interpreti sono tornati sullo stesso concetto: l’amore. Non soltanto quello per le automobili, ma soprattutto quello che nasce tra persone che decidono di sostenersi.
Michael Nehring ha parlato di una vera e propria “famiglia trovata”, mentre Burnett ha sottolineato l’attenzione riservata ai personaggi della classe lavoratrice. Drifter evita quindi di concentrarsi su ambienti privilegiati per raccontare uomini e donne normali, con difficoltà, aspirazioni e legami che diventano progressivamente il cuore della storia.
Anche le esperienze vissute durante le riprese hanno lasciato il segno. Nehring, che aveva 73 anni durante la produzione, ha raccontato di essere salito su un’auto da drifting nel cuore della notte per affrontare un percorso tra le montagne. L’esperienza lo ha colpito al punto da definirla capace di cambiargli la vita, soprattutto per il livello di controllo e precisione mostrato dai piloti.
Drifter arriverà quindi al TIFF con un’identità precisa: le auto sono fondamentali, ma non rappresentano il vero traguardo della storia. Per Sung Kang, il drifting diventa soprattutto il punto d’incontro tra persone che hanno bisogno di sentirsi parte di qualcosa, trasformando un film apparentemente dedicato alla velocità in un racconto sulla comunità e sui legami umani.






