Il terzo episodio della terza stagione di The Mandalorian, intitolato il Convertito, è diretto da Lee Isaac Chung e scritto da Noah Kloor e Jon Favreau.
La redenzione
[perfectpullquote align=”full” bordertop=”false” cite=”” link=”” color=”” class=”” size=””]Ti sei immerso nelle acque viventi. Sei di nuovo mandaloriano.[/perfectpullquote]L’episodio si apre mostrandoci Din Djarin e Bo-Katan proprio lì dove li avevamo lasciati: nelle miniere di Mandalore, sotto le rovine di Sundari, in riva alle acque viventi. I due sono appena riemersi dalle profondità delle acque che, spiega Bo-Katan, un tempo erano molto meno profonde, ma che le attività sismiche dovute al pesante bombardamento da parte dell’Impero hanno contribuito a modificare.
Bo-Katan è palesemente scossa per via dell’inquietante incontro avvenuto nelle acque: mentre Din era privo di sensi, infatti, i due si sono imbattuti in un esemplate di Mitosauro, la leggendaria bestia sacra ai mandaloriani.

Lasciato Mandalore alle spalle, i due scoprono di avere alle calcagna una squadriglia di intercettori TIE, un modello molto più agile e prestante del classico TIE, il cui esordio risale a Episodio VI: il Ritorno dello Jedi.
Lo scontro tra i mandaloriani e gli imperiali si sposta quindi su Kalevala, pianeta nel sistema di Mandalore nonché casa dei Kryze.
Qui Din riesce a tornare al suo N1, aiutando così Bo-Katan a liberarsi degli intercettatori. Lo scontro sembra ormai terminato, quando Din rivela unità nemiche dal visore della sua nave.

Così, all’ìmprovviso, una squadra di bombardieri TIE devasta il castello dei Kryze sotto gli occhi di un’allibita Bo-Katan, chiarendo che non si tratta dell’incursione di un signore della guerra, ma di un vero e proprio attacco imperiale.
[perfectpullquote align=”full” bordertop=”false” cite=”” link=”” color=”” class=”” size=””]Quei figli di grufafango hanno bombardato la mia casa![/perfectpullquote]Bo-Katan si lancia all’inseguimento dei bombardieri, quando il radar rivela la presenza di una flotta imperiale pronta a fronteggiarla. I due mandaloriani sono allora costretti a lasciare Kalevala, saltando nell’iperspazio.
Il programma Amnistia

Ci spostiamo su Coruscant e, più specificatamente, nel Teatro dell’Opera Galattica, lo stesso teatro dove anni addietro il Cancelliere Palpatine raccontò la leggenda di Darth Plagueis ad un ignaro Anakin Skywalker.
Nessuno spettacolo, però, bensì l’intervento del Dottor Pershing, lo scienziato esperto di clonazione al servizio di Moff Gideon. Qui, però, lo troviamo in tutta altra veste: Pershing infatti è entrato a far parte del programma Amnistia, un progetto sviluppato dalla Nuova Repubblica per accogliere e reintegrare tutte quelle persone un tempo al servizio dell’Impero, e che ora cercano il loro posto in seno alla Nuova Repubblica.
Durante il viaggio verso gli alloggi Amnistia, riservati ai membri del programma, il droide autista consiglia a Pershing qualche luogo interessante da visitare durante la sua permanenza sul pianeta. Cita, per esempio, i giardini botanici Skydome, con i Mysess – piante tipiche di Kashyyyk – in fiore. Entrambi questi elementi sono comparsi solo nel legends, fino a questo momento.
Parlando invece del museo dello creature estinte, il droide cita i Mantabog di Malastare. Si tratta di grandi creature volatili, anch’esse legends fino a questo episodio. Malastare, invece, è un pianeta boscoso dell’orlo intermedio, un tempo casa dei temibili Zillo Beast.

Nel cortile degli alloggi Pershing fa la conoscenza di altri membri del programma, tutti identificati attraverso un codice. Qui incontra M34, G27, M40, G68. In quest’ultima riconosce una degli ufficiali un tempo a servizio di Moff Gideon.

Proprio con quest’ultima, lo scienziato inizia a stringere un legame. Mentre parlano di come gli studi di Pershing (illegali nella Nuova Repubblica dopo gli Accordi di Coruscant) potrebbero aiutare il governo galattico, i due si imbattono nella cima dell’Umate, la montagna più alta di Coruscant. L’immenso pianeta-città è infatti costruito su centinaia di livelli, così che il più alto di questi combaci addirittura con l’apice di una montagna.
L’Umate è comparso per la prima volta nella special edition di Episodio VI: il Ritorno dello Jedi, quando viene mostrato durante i festeggiamenti alla fine del film.
La donna convince Pershing a recuperare tutto il materiale necessario a proseguire in gran segreto le sue ricerche. Per farlo, i due raggiungono i centri di smaltimento di Coruscant dove – dopo una rocambolesca fuga dai controllori del treno – riescono ad infiltrarsi in un vecchio Star Destroyer imperiale, ormai dismesso e inutilizzabile.
Una volta fuori, però, Pershing e la donna – che nel frattempo si è presentata come Elia Kane – vengono accerchiati dalla polizia.

Suo malgrado, Pershing scopre che Kane lo ha tradito fin dall’inizio, tendendogli una trappola per farlo uscire allo scoperto. Il dottore viene quindi obbligato ad una sessione di un macchinario che – a detta degli operatori – lo farà stare meglio, che me lo stesso Pershing riconosce come un Mind Flayer, strumento di tortura imperiale, capace persino di cancellare la memoria di un individuo.
[perfectpullquote align=”full” bordertop=”false” cite=”” link=”” color=”” class=”” size=””]Non siamo l’impero, figliolo. [/perfectpullquote]Gli operatori settano il macchinario su un basso voltaggio, ma una volta lasciata sola, Elia Kane aumenta drasticamente la potenza del Mind Flayer.
Questa è la via

Fuggiti dagli imperiali, Din conduce Bo-Katan nel nascondiglio segreto della tribù. Una volta consegnato il campione delle acque viventi all’armaiolo, il mandaloriano viene finalmente redento, tornando a far parte dei Figli della Ronda. Essendosi immersa anche lei, senza aver mai rimosso l’elmo da quel momento, anche Bo-Katan viene accolta come un nuovo membro della setta.
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