Dopo la Battaglia di Endor, sulla luna boscosa degli Ewok che ha visto la disfatta dell’Impero, nel caos di una galassia che cambia, il tempo si è fermato per una principessa e la sua canaglia, pronti a legare le loro vite per sempre.
Dopo essere stato congelato nella carbonite e aver rischiato tutto per la Ribellione, Han è ansioso di iniziare il suo futuro insieme a Leia. Ma per Leia, che ha dedicato la sua vita a combattere l’Impero, la lotta non è ancora finita. C’è ancora del lavoro da fare per il bene della galassia.
E così, non appena terminata l’idilliaca cerimonia del loro matrimonio, Leia e un riluttante Han dovranno imbarcarsi in una luna di miele molto pubblica a bordo della Halcyon, una nave da crociera di lusso che li condurrà in in viaggio ufficiale verso i mondi più meravigliosi della galassia.
Ma dopo la distruzione della seconda Morte Nera i soldati dell’Impero si sono sparpagliati ovunque, trincerandosi su pianeti isolati vulnerabili alla loro influenza. Mentre la Halcyon viaggia da un mondo all’altro, una cosa diventa subito chiara: la guerra non è ancora finita. E mentre il pericolo si avvicina, Han e Leia scopriranno che certe battaglie si combattono al meglio non da soli, ma come marito e moglie.

La principessa e la canaglia è un romanzo molto interessante almeno per due motivi. Innanzitutto, ci porta in un momento storico della galassia poco presidiato, ovvero quello subito dopo alla Battaglia di Endor, mostrandoci come l’Impero sia ancora attivo (lo aveva fatto anche l’altrettanto interessante miniserie a fumetti L’Impero a pezzi). Quando Han, in perlustrazione con una squadra di ricognitori ribelli alla ricerca di una base Imperiale segreta su Endor, intercetta certe trasmissioni verso Anoat, diventa chiaro che l’Impero è ancora vivo e vegeto. E poi ci mostra il matrimonio tra Leia e Han agli albori, prima della frustrazione e prima della tragedia. Sappiamo, infatti, che ben presto i due non trascorreranno più molto tempo insieme, Han attratto dalle gare spaziali e Leia dagli affari della politica (come ci ha raccontato il romanzo Bloodline). Naturalmente la coppia dovrà anche affrontare la grande sofferenza per la conversione al lato oscuro del figlio Ben.
La storia di La principessa e la canaglia parte dai festeggiamenti su Endor con gli Ewok e dalla cremazione di Darth Vader a cui assiste Luke, ed è talmente vicina ai fatti raccontati in Il ritorno dello Jedi da assumere i connotati propri delle antologie Da un certo punto di vista, per le quali l’autrice del romanzo Beth Revis si è occupata di ben due racconti. Per quanto riguarda l’antologia dedicata a Una nuova speranza si è trattato di “Pienamente operativa”, mentre per L’Impero colpisce ancora di “Per l’ultima volta”, due racconti dedicati a due figure di spicco nell’Impero, il Generale Cassio Tagge e L’Ammiraglio Firmus Piett.
Il romanzo ha poi modo di analizzare in profondità la psicologia dei due protagonisti. Han non riesce a stare fermo, ha sempre bisogno di fuggire. Quando ha minacciato di lasciare Leia e la Ribellione su Hoth, però, per la prima volta in vita sua non lo ha fatto per il suo tornaconto personale, ma per proteggere la stessa Leia. Ma lei lo ha trattenuto, e ora Han non riesce più a rifarlo. Lui è rimasto congelato nella carbonite per quasi un anno (e sappiamo quante disavventure quella lastra ha passato da La guerra dei cacciatori di taglie) e Leia lo ha aspettato per tutto questo tempo, e ha rischiato la vita per riaverlo, amandolo sempre allo stesso modo. Quando si svolgono questi fatti sono passate solo poche settimane dal momento in cui Leia si è intrufolata nel palazzo di Jabba the Hutt e ha salvato Han. In quell’ultimo anno è successo di tutto e, canonicamente, il romanzo puntualizza la vicenda che ha riguardato Boba Fett, che ha perso la lastra con Han per via dell’intricato piano ordito da Qi’ra raccontato in La guerra dei cacciatori di taglie. Leia ha dovuto prendere accordi con la stessa Qi’ra per liberare Han, ma lui non è al corrente di tutti quegli avvenimenti, anche perché è da pochissimi giorni che è stato liberato dalla carbonite. Dopo essere stato imprigionato nella propria stessa pelle, Han è ancora scosso per quello che gli è successo, anche perché tutto è cambiato, Jabba è caduto e anche l’Imperatore è morto.
Quanto a Leia, la sua vita è sempre stata pianificata: cosa indossare, cosa dire, quando lavorare, come pettinarsi, addirittura cosa mangiare. Ora, però, è cambiato tutto, non ha più un pianeta e ha Han, una variante impazzita nella sua vita (anche se spesso i ruoli si invertono e ora Leia diventa imprevedibile e Han la “vittima”). Il romanzo è sempre il luogo ideale per approfondire la psicologia dei personaggi visto che film e serie TV, con i loro ritmi rapidi, difficilmente ci riescono. La principessa e la canaglia è anche apprezzabile perché, per una volta, non si concentra prevalentemente su battaglie, morte e distruzione, ma racconta piccoli momenti di quotidianità interni all’immaginario di Star Wars, come lo può essere un “semplice” matrimonio. È una storia d’amore che, giustamente, si concentra prima di ogni cosa sul rapporto tra i due suoi protagonisti.
Leia è ora un simbolo, una promessa per una galassia migliore, e Han naturalmente lo sa. Ma, improvvisamente, senza pensarci come nella sua natura, chiede a Leia se vuole sposarlo lì, quando sono ancora immersi nei boschi della luna, mentre imperversano le indagini per scoprire il mistero dietro la trasmissione partita dalla base Imperiale. E dopo aver detto di si Leia confessa ad Han il segreto più incoffessabile, che anche lei ha appreso da pochissimo, ovvero di essere figlia di Vader. È un momento che sembra non finire mai, eterno e perfetto, ma anche di grandi scelte e di strade che divergono. L’Impero non è ancora sconfitto e Leia deve scegliere se seguire l’amore e Han o la Forza e Luke. Propende per le prima strada, perché sposare Han subito, lì su Endor, le sembra come consolidare qualcosa di magico e infinito.
Beth Revis si sforza il più possibile di citare anche gli episodi che riguardano i fumetti e i romanzi, oltre che i film. Anche se non è certo impresa facile vista la moltitudine di fumetti canonici che riguardano questo periodo della vita di Leia. Ma è piacevole sentire riferimenti all’Operazione Starlight (anche se viene tradotta Operazione Luna Gialla) o alla Spada di Rhindon, che avevamo già incontrato nel romanzo Leia Principessa di Alderaan di Claudia Gray, precisamente nel Giorno della Pretesa, quando la spada ha suggellato l’ascesa al trono di Alderaan come Principessa. Un altro bellissimo riferimento è quello al giovane Thane Kyrell, il protagonista dell’altro romanzo di Claudia Grey, Lost Stars. Il giovane partecipa ai festeggiamenti dopo il matrimonio di Han e Leia. Da L’Impero a pezzi, invece, tornano Kes Dameron e Shara Bey, i genitori di Poe. Shara è adesso leader della Squadriglia Verde, dopo aver preso il posto di Arvel Crynyd, morto nella Battaglia di Endor dopo aver sacrificato il suo caccia per abbattere il Super Star Destroyer.
Il romanzo cura anche gli aspetti politici all’indomani della distruzione della seconda Morte Nera, quando i ribelli devono organizzare i rapporti con i pianeti che sono rimasti indipendenti, curare la crisi delle risorse di approvvigionamento, così tanto depauperate dall’Impero, gestire la transizione economica visto che l’industria di molti pianeti sotto l’Impero è passata (non senza successi) alla produzione bellica e affrontare le organizzazioni criminali, e gli Hutt in particolare, dopo che Leia ne ha ucciso il loro leader. Ma anche combattere ciò che resta dell’Impero.
Ci sono momenti emozionanti che si alternano a momenti divertenti. Leia percepisce un forte sentimento quando viene attratta verso la pira di Vader lontano dal villaggio degli Ewok. Lei non ha assistito alla cerimonia funebre del padre né tanto meno alla sua finale confessione, come invece è capitato a Luke. Per lei Vader resterà colui che l’ha torturata e colui che ha contribuito a distruggere il suo pianeta e quella che lei considera la sua vera famiglia. D’altro canto, ritornano i simpatici siparietti tra Han e C-3PO e R2-D2, così come con Chewbacca e Lando, che riportano alla mente i momenti scherzosi di Il ritono dello Jedi e riescono a strappare più di una genuina risata.
Han e Leia si sposano in quello che gli Ewok chiamano il Grande Albero, distaccato dal villaggio. Loro credono che le radici di tutti gli alberi della foresta si intreccino con quelle del Grande Albero, e che ogni albero sulla luna sia al contempo un individuo a sé stante e un’appendice del Grande Albero. Han indossa un vestito alderaaniano (perlomeno così dice Lando) prelevato da Lando dal suo infinito guardaroba, meno appariscente rispetto agli abituali abiti di Calrissian. Leia, invece, indossa un abito delicato verde prato, ricamato di fiori simili a quelli che decoravano il Grande Albero all’esterno. Porta un bouquet di fiori di campo tenuto insieme dagli stessi nastri che le intrecciano i capelli, lasciati scorrere lunghi sulla schiena. Lei non indossa alcun gioiello, solo fiori. Con la descrizione della minuziosa organizzazione degli Ewok, le titubanze di Han e il sostegno morale di Chewbacca e Lando, con il Capo Chirpa e il leader religioso Logray che lo officiano alla presenza di Luke – che fa un caloroso discorso sui peduti, che non sono veramente tali se continuano a essere amati -, dei ribelli e degli altri Ewok, con la sua atmosfera magica il matrimonio tra Han e Leia rappresenta la parte migliore del romanzo.
Subito dopo il matrimonio, Mon Mothma convince Leia a concedersi una crociera come luna di miele. La leader della Ribellione sostiene che la vacanza fungerà anche da propaganda, come a suggellare la fine dell’Impero. Tutte e due sanno che presto Leia e Han dovranno tornare attivi, perché la guerra con ciò che rimane dell’Impero non è finita, per cui stabiliscono che la luna di miele durera solo due settimane. La crociera si svolgerà a bordo della Halcyon, una nave stellare dal grande passato ammiraglia della flotta della Chandrila Star Line, una compagnia che proviene dal pianeta natale della stessa Mon Mothma e che è stata fondata sulle ceneri della Chandrila Charter Company, precedentemente creata da Shug Drabor. La compagnia è ora di proprietà di una famiglia anzellana che se ne è appropriata dopo che era stata confiscata per la guerra. La Halcyon è una nave di classe Purgil modificata dagli ingegneri di Corellia che equipaggia 13 motori combinati in una configurazione nota come Configurazione Drabor e, in passsto, è appartenuta anche agli Hutt. Capitano della Halcyon è Oswin Dicto, un umano corpulento e in là con gli anni originario di Tristall.
Sebbene quando Leia e Han raggiungono la Halcyon il romanzo perda di mordente e del fascino che invece lo contraddistingue indubbiamente nelle fasi ambientate su Endor, è un’ottima occasione per conoscere il rapporto turbolento tra i due, ora finalmente soli e lontani dalle circostanze classiche. Tanto schivo e riservato lui, quanto pronta a incontrare la gente e ad aiutare lei: Han non si mostra tanto contento della volontà della moglie di abbracciare quel suo nuovo ruolo simbolico. Sono diversi, e persino le loro stature sono diverse, Han torreggia su Leia come Chewbe su si lui. Anche quelle strillano la loro incompatibilità, così come la propensione di Han a risolvere le cose a modo suo, mentre Leia pensa già alla base giuridica di cui la Nuova Repubblica necessita. Come quella volta in cui Han rinchiude un passeggero della Halcyon, Kelad, in una capsula di salvataggio, minacciandolo di spararlo nello spazio, solo perché ha insinuato, senza averne le possibilità, di voler rapire Leia. Cosa che la principessa non prenderà per niente bene.
La permanenza di Leia e Han sulla Halcyon rischia di diventare monotona, e alquanto ripetitiva in certe fasi. Leia non riesce a stare con le mani in mano e pensa a cosa può fare per risolvere la crisi degli approvvigionamenti, per esempio rivolgendosi al Primo Ministro della luna di Madurs, che si trova nel sistema di Lenguin ed è piena di risorse prima sotto il controllo degli imperiali, nello specifico carnio. Con l’aiuto del marito, Leia riesce a convincere il Capitano Dicto a fare una deviazione dalla rotta prefissata della Halcyon, dirigendosi verso Madurs. La cui luna, che orbita intorno al gigante gassoso Madurs, è quasi interamente ghiacciata, e famosa turisticamente per i suoi palazzi di ghiaccio. Leia vuole portare Madurs, che è rimasto nel tempo indipendente, sotto la Nuova Repubblica ma il Primo Ministro Dreand Yens si mostra titubante, facendo pensare a un preesistente accordo con l’Impero. Un anno prima, infatti, l’Impero è approdato su Madurs in cerca del carnio, più o meno nello stesso periodo in cui aveva annesso la Città nelle Nuvole a Bespin, un’importante sorgente di gas Tibanna. Leia e Han, durante la loro permanenza sulla luna di Madurs, scoprono che l’Impero è ancora lì, dopo aver installato una base spaziale sotto i ghiacci con un cannone scavatore per attingere al nucleo del pianeta e prelevare il carnio. Un’operazione di non poco conto, che causa dei continui terremoti sulla luna, logorando il suo ecosistema. Per Leia è un colpo basso: pensava che tutto fosse finito con Endor, e invece ora è evidente il contrario. E le cose peggiorano quando scopre che il comandante imperiale in carica su Madurs è Alecia Beck, una vecchia conoscenza di Han. Leia e Han, inoltre, sospettano che Beck stia lavorando per conto di qualcuno, ma non riescono a individuarne l’identità.
Leia capisce presto che l’intera luna è in pericolo: lei sa cosa vuol dire ritrovarsi senza un pianeta e, sull’onda del rancore per un Impero che sembra riorganizzarsi (già da prima di Endor), guida la resistenza locale all’attacco della stazione spaziale nel ghiaccio. Una battaglia che le forze radunate da Leia non possono vincere, almeno fino a quando Leia richiama l’aiuto di un edonte, un’enorme creatura subacquea con dei lunghi viticci scintillanti e un appuntito corno prensile nel becco, attraverso la Forza. Questo episodio conferma come Leia in questa fase sia attratta dalla Forza, e al contempo impaurita, non riuscendo bene a spiegarsi come il padre, Vader, ne fosse rimasto così tanto pervaso da diventare così mostruoso. La usa quindi su base sporadica. Con l’aiuto della Halcyon e l’installazione di un oscillatore termico, dunque, si riesce a stabilizzare il nucleo della luna e a salvarla.
In definitiva, La principessa e la canaglia è un romanzo molto diverso dagli altri romanzi di Star Wars, perché non c’è quasi mai azione. Una cosa, a mio modo di vedere le cose, per niente negativa, perché la galassia lontana lontana ha bisogno di forme di narrazione che divergono tra di loro, e ha bisogno di raccontare la quotidianità oltre che un infinito susseguirsi di guerre. Al tempo stesso, è carico di tensione perché l’esito dell’unione tra Han e Leia conterà molto sul destino della galassia e inciderà sul carattere del piccolo Ben. Nel corso della storia il rapporto tra i due si evolve ma, allo stesso tempo, rimane immutato così come era nei film: ovvero, Leia cerca di portare sempre più Han all’interno del recinto delle necessità della Ribellione, mentre Han prova a sfuggire. Chi ha letto Bloodline potrebbe addossare la responsabilità del fallimento del matrimonio ad Han, visto che lui l’ha abbandonata per le corse spaziali, ma non è così semplice. Alternando il punto di vista dei due tra un capitolo e l’altro, Beth Revis evidenzia anche le ragioni di Han, e che Leia non è infallibile. Lei ha fatto di tutto per diventare senatrice a una giovane età, e non una semplice assistente di suo padre, una personalità indipendente che non ha bisogno di aiuto: Leia è determinata a dimostrare, missione dopo missione, che non ha bisogno di aiuto, che non lo vuole proprio. Sa di essere la sorella di Luke e la figlia di Vader, e questo non può non contare, e avverte che ogni sua decisione avrà delle conseguenze.






