‘Somehow’ Rey tornerà: un parere di qualcuno che non ha apprezzato i Sequel

Fabio M. Cesaroni
Fabio M. Cesaroni
Appassionato del fumetto occidentale e della saga della galassia "lontana lontana" sin dalla tenera infanzia.
Questo articolo è un editoriale. Significa che contiene un’opinione, un parere o un’interpretazione personale dell’autore che può – eventualmente – essere diversa o discordante dalle opinioni del resto della redazione di Star Wars Addicted.

Se vi aspettate un articolo traboccante di indignato risentimento dal sapore conservatore e dal colore radicale, mi dispiace deludervi: non ne troverete. Se, al contrario, siete arrivati qui ansiosi di sentire l’odore dell’incenso con cui si benedirà il ritorno dei personaggi di J. J. Abrams in nome del trionfo dell’ideologia “Star Wars for Star Wars’ sake“, allora dispiacerà deludere anche voi. Sono sempre rimasto diffidente di chi banalizza, ma ho sempre ammirato chi è in grado di semplificare operando delle sintesi fra punti contrastanti. È quello che voglio fare in questo articolo.

Trovo tanto utile quanto giusto – soprattutto per una questione così divisiva per il nostro fandom come il destino della trilogia Sequel – elaborare l’annuncio del ritorno al cinema di Rey in modo sincero e spassionato, facendo chiarezza su una serie di questioni. Non vi chiederei uno sforzo di obiettività simile se non fossi il primo a cimentarsi in questo tentativo: ho ancora ben in mente il senso di delusione quando, in quel dicembre 2019 che sembra lontano ormai secoli, sono uscito dalla sala in cui era appena stato proiettato Episodio IX. Cerchiamo quindi di entrare nel merito della questione senza il (solito) tifo da stadio.

‘Somehow’ Rey tornerà: un parere di qualcuno che non ha apprezzato i Sequel

Dove eravamo rimasti

Non è semplice ponderare il retaggio della trilogia Sequel. Dal mio singolo (e fallibile) punto di vista, i tre film firmati dalla Disney sono stati come vecchi fuochi d’artificio: quel che ne resta è più la puzza di bruciato che la soddisfazione di aver assistito allo spettacolo. Al di là dei punti negativi, ho però anche riconosciuto alcuni aspetti interessanti. Penso per esempio al personaggio di Kylo Ren (debitore delle magnifiche prestazioni di Adam Driver), a un Luke Skywalker disilluso e chiuso alla Forza, all’intrigo che suscitano i personaggi di Snoke e dei Cavalieri di Ren. Non ho quindi difficoltà ad uscire da una visione manichea della realtà per ammettere che non tutto è catastrofico. Nutro quindi una cauta speranza per la riuscita dei film legati a Rey? , ma per altri motivi.

Una vecchia speranza

Prendiamo come riferimento quel che succede nel mondo dei fumetti Marvel (come ho già fatto in questo articolo su Andor). Nel 1993 la Casa delle Idee dedica all’Uomo Ragno la saga Maxiumum Carnage. Questo ciclo di episodi è ricordato dai più come uno dei punti più bassi della storia editoriale dell’arrampicamuri: le pagine degli albi sono piene solo di botte e di cliché. L’anno dopo però un brillante autore, di nome J. M. De Matteis (all’epoca alle trame della testata The Amazing Spiderman) decide di riprendere alcuni personaggi minori di quella maxi saga imbarazzante – Shriek e Carrion – e di renderli gli antagonisti di Spider-Man in una miniserie di quattro numeri dal titolo Gridando (TAS 390-393). Ebbene, ad oggi Gridando è una delle storie che i fan del personaggio ricordano con più affetto.

‘Somehow’ Rey tornerà: un parere di qualcuno che non ha apprezzato i Sequel

Qual è stato il segreto di questa miniserie? De Matteis ha preso due personaggi minori e macchiettistici e gli infuso una profondità psicologica unica. Ha infatti mostrato come alle spalle del loro agire da “cattivi” si nascondessero traumi profondi (visione distorta della natura della famiglia e desiderio di crearne una propria). Questo non solo ha portato i lettori ad entrare in empatia con Shriek e Carrion, ma ha permesso anche all’autore di legare le vicende degli antagonisti a quelle dell’eroe, che quindi ha acquisito fra le pagine degli albi un carattere più umano (nelle storie di DeMatteis, infatti, il trauma della perdita della famiglia è sempre presente in Peter Parker).

Conclusione

Torniamo nella nostra galassia lontana lontana. Cosa ci insegna la vicenda appena menzionata? Che la redenzione è sempre possibile, a patto però che la si voglia cercare. Cambi di passi del genere, infatti, sono realizzabili solo se le redini vengono consegnate agli uomini giusti, capaci di riconoscere il peso specifico dei personaggi e delle loro trame. Un segnale di speranza in questo senso ci arriva da Andor : quasi nessuno si aspettava un prodotto così maturo, che ha potuto essere tale grazie a una lettura critica dei personaggi e delle questioni in ballo. Se invece si vorrà semplicemente cavalcare l’entusiasmo dello zoccolo duro dei seguaci, allora sarà un altro paio di maniche.

‘Somehow’ Rey tornerà: un parere di qualcuno che non ha apprezzato i Sequel

Ma come – dirà forse qualche lettore – qualcuno a cui non è piaciuta la trilogia Sequel non spera nel fallimento del film su Rey? È esattamente così. Perché diciamocelo: se – al netto della loro natura di prodotti di mercato che devono sottostare a determinate regole – i tentativi legati ad approfondire qualsiasi storia di Star Wars nel post-Endor fallissero, a noi appassionati che vantaggio verrebbe? Un non meglio identificato senso di rivincita, dirà qualcuno. Ma se invece quei tentativi riuscissero, e noi appassionati ottenessimo delle storie autentiche e degne di essere ricordate, il risultato non sarebbe forse migliore?

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Kinguin

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