Guida al Superman di Alan Moore – “Per l’uomo che ha tutto”

Fabio M. Cesaroni
Fabio M. Cesaroni
Appassionato del fumetto occidentale e della saga della galassia "lontana lontana" sin dalla tenera infanzia.

Alan Moore è uno degli autori che hanno trasformato irrimediabilmente il mondo del fumetto, firmando lungo tutta la sua carriera opere dai temi profondi. Abbiamo già trattato delle sue storie giovanili su Star Wars: questa volta vogliamo parlare di altri titoli, magari meno noti delle sue opere principali, ma certamente meritevoli di attenzione. Tra il 1985 e il 1986 infatti Alan Moore ha scritto, per la DC Comics, due storie di Superman: Per l’uomo che ha tutto e Cosa è successo all’Uomo del Domani?. In questo articolo ci occuperemo proprio della prima.

Guida al Superman di Alan Moore – “Per l’uomo che ha tutto”

Antefatti

La storia viene pubblicata nel 1985 sull’Annual 11 della testata Superman, e vede il coinvolgimento di Dave Gibbons ai disegni. Sicuramente il duo Moore-Gibbons è noto ai lettori di fumetti, dal momento che è lo stesso team creativo a cui dobbiamo Watchmen (che, infatti, arriverà già l’anno dopo). È bene però ricordare che Moore, anche se ben lontano dalla popolarità di oggi, all’epoca era già un autore molto affermato. Aveva concluso infatti V for Vendetta e, nel 1985, era a lavoro non solo su Miracleman per la Eclipse ma anche sul suo celeberrimo ciclo di Swamp Thing per la DC. In più, lo abbiamo detto, nel 1985 Moore e Gibbons stavano già lavorando su Watchmen: è chiaro dunque che quando si appresta a scrivere Superman Moore era già in ascesa, e aveva sviluppato una voce critica e artistica ben definita.

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Tuttavia, le opere che abbiamo citato si costituiscono di diversi capitoli, mentre per questa storia di Superman Moore lavora solo su un Annual di 28 pagine. Proprio per questo il bardo di Northampton ha dovuto fare affidamento su ciò che le sue prime esperienze con la rivista britannica 2000 AD gli avevano insegnato. Durante questa vera e propria palestra narrativa, infatti, Moore scriveva brevi storie di due o quattro pagine dal finale a sorpresa, che erano in grado di ribaltare i più comuni punti di vista. Nel 1985 ciò si è tradotto per l’Azzurrone in una storia breve che nasce da una domanda semplice: qual è il desiderio più profondo di Superman?

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Trama

Nella prima parte della storia Batman, Robin e Wonder Woman si incontrano alla Fortezza della Solitudine per fare visita a Superman il giorno del suo compleanno. Batman, non nascondendo la difficoltà di trovare un regalo adatto per Clark, si chiede “Che cosa regalare ad un uomo che ha già tutto?”. Entrati però nella fortezza, gli eroi trovano Superman in piedi e paralizzato: sul petto è avvinghiata una pianta simile a una rosa, che allunga i suoi tentacoli sul suo busto. Lo sguardo del kryptoniano è perso e spento.

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I tre scopriranno che l’alieno Mongul, volendo conquistare la Terra, ha regalato al kryptoniano un esemplare di Black Mercy, pianta in grado di generare telepaticamente il desiderio più profondo del suo bersaglio nutrendosi delle sue energie psichiche. Mentre dunque Wonder Woman combatterà contro Mongul, Batman e Robin cercheranno di riportare Superman nel mondo reale. Ma solo Kal sarà in grado di salvare sé stesso riconoscendo l’illusione in cui si trova e tornando alla realtà per sconfiggere, con l’aiuto di Robin, il malvagio Mongul. Già ma, allora, quale sarebbe il desiderio più profondo di Superman?

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Nella sua allucinazione, Kal-El vive ancora su Krypton. Non è un eroe, non è un paladino: è un padre di famiglia che torna a casa da una lunga giornata di lavoro, per scoprire che la sua famiglia gli ha preparato una festa di compleanno a sorpresa. Moore è però abile a contestualizzare la vita privata di Kal-El con il mondo in cui vive. Krypton infatti, pur non essendo esplosa, è un mondo sull’orlo del baratro sociale in preda ai deliri di fanatici di ogni schieramento politico. Se i conservatori, capeggiati dal padre di Kal-El, lamentano una decadenza dei costumi, bande di fanatici progressisti arrivano addirittura a malmenare la cugina di Superman, Kara, per il sostegno della casata degli El ad alcuni provvedimenti sociali del governo. Questo quadro si chiude in modo straziante quando Superman, accortosi di vivere una finzione, confessa in lacrime al figlio: “Tu non sei reale”.

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Analisi della storia

Sarebbe troppo facile pensare che il tema dell’opera sia “il superuomo desidera essere uomo”. Chi ha letto Moore, infatti, sa che i temi in ballo sono più profondi. In queste pagine il bardo di Northampton ci spiega che il superuomo desidera semplicemente poter disinteressarsi degli umani. Ricordiamoci che è il 1985, e le celebri scene di Watchmen in cui il dottor Manhattan si rifugia su Marte stanco dell’umanità usciranno già l’anno dopo.

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Del resto, le strade di Krypton sono illuminate dalla stessa luce distopica con cui Moore e Gibbons dipingeranno New York in Watchmen. Anche nelle pagine di Miracleman, e con toni ben più agghiaccianti, Moore riflette sul supereroe come superamento dell’uomo: il genere homo, infatti, diventa una specie destinata a soccombere da un punto di vista evoluzionistico. In quella che sembrerebbe dunque una storiella leggera di 28 pagine, Alan Moore lancia un messaggio ben chiaro: sicuri che il paladino della terra voglia essere tale solo per amore dei terrestri?

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Il successo della storia è sicuramente merito anche dei disegni di Dave Gibbons, che ha affermato:

“La sensazione che volevamo trasmettesse Superman era di solidità e leggerezza al contempo, che non è il modo in cui viene disegnato di norma […] Ma soprattutto, invece di soffermarci su quanto realizzato in passato dagli artisti standard del supereroe, ci concentrammo sulla parodia “Superduperman”, prodotta da Wally Wood per uno dei primi Mad. Amo quel senso di mole e sostanza che quel disegnatore seppe dare ai personaggi”

Se è vero che questa storia comincia a gettare ombra sulla figura di Superman, siamo ancora lontani dagli esiti decostruzionisti della seconda e ultima storia di Moore sul personaggio: Che cosa è successo all’uomo del domani?. Opera che è considerata da molti (giustamente) come il canto del cigno del Superman pre-Crisi sulle Terre Infinite. Ma questa è – letteralmente – un’altra storia.

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