Il 2026 si prepara a riportare sotto i riflettori due dei nomi più pesanti del fantasy popolare. Da una parte c’è la nuova serie HBO dedicata a Harry Potter, rilanciata dal primo trailer; dall’altra ci sono le novità cinematografiche legate a Il Signore degli Anelli, con The Hunt for Gollum pronto a riaccendere l’attenzione sulla Terra di Mezzo. Due ritorni diversi tra loro, ma uniti da un punto preciso: il tentativo di riportare in primo piano il grande fantasy per un pubblico ampio e trasversale.
Negli ultimi anni, il genere ha continuato a vivere una stagione molto solida, soprattutto sul fronte delle produzioni pensate per un pubblico più adulto. Dopo l’esplosione di Game of Thrones, la televisione ha continuato a investire in racconti fantastici più cupi, complessi e spesso segnati da toni maturi, sia nella scrittura sia nell’immaginario.
Il fantasy adulto ha dominato gli ultimi anni
Da quando Game of Thrones si è concluso, diverse produzioni hanno tenuto vivo il genere e ne hanno confermato il peso anche presso la critica. Serie come The Legend of Vox Machina, Arcane, Interview with the Vampire, The Witcher di Netflix e Castlevania hanno mostrato che il fantasy può continuare a occupare uno spazio importante anche quando punta su atmosfere più adulte e su narrazioni meno familiari.

A questo si aggiungono anche gli spin-off ufficiali dell’universo creato da George R. R. Martin. Sia House of the Dragon sia A Knight of the Seven Kingdoms hanno contribuito a consolidare l’idea di un fantasy televisivo capace di parlare soprattutto a uno spettatore già abituato a temi politici, violenza, ambiguità morali e costruzioni narrative più dense.
In questo contesto, il genere non è mai sparito davvero. Anzi, è rimasto centrale. Ma osservando il quadro complessivo emerge un’assenza piuttosto evidente: quella delle grandi saghe fantasy familiari che, per anni, hanno rappresentato il volto più popolare e redditizio del settore.
Manca da tempo il grande fantasy per tutti
È proprio questo il nodo centrale. Il fantasy degli ultimi anni ha funzionato, spesso anche molto bene, ma ha privilegiato quasi sempre una declinazione più adulta. Le grandi storie pensate per un pubblico vasto, capace di includere spettatori giovani, famiglie e appassionati di lunga data, sono invece rimaste più ai margini.
In questo senso, il ritorno di Harry Potter e Il Signore degli Anelli assume un valore particolare. Non si tratta soltanto di due marchi celebri che tornano in circolazione, ma di due universi che per lungo tempo hanno definito il fantasy mainstream al cinema e, più in generale, nell’immaginario collettivo.
I film di Fantastic Beasts e la serie The Rings of Power non hanno cancellato del tutto la presenza di queste proprietà sullo schermo. Tuttavia, entrambi i progetti si muovevano in una zona laterale rispetto ai racconti principali. Le nuove produzioni, invece, sembrano voler riportare l’attenzione proprio sul cuore narrativo delle rispettive saghe.
HBO e Andy Serkis riportano le saghe alle loro storie centrali
La nuova serie HBO di Harry Potter rappresenta il caso più evidente. Non sarà un’espansione laterale dell’universo, ma un reboot diretto della storia già raccontata dai film originali. La scelta può sembrare prudente, e per qualcuno anche rischiosa, perché riapre un materiale molto noto e inevitabilmente soggetto al confronto con una saga cinematografica ancora fortissima nell’immaginario del pubblico.

Eppure è proprio qui che il progetto trova il suo peso. Dopo anni in cui il mondo magico è stato esplorato soprattutto attraverso storie precedenti agli eventi principali, HBO riporta al centro il nucleo più riconoscibile dell’intera saga.
Un discorso simile vale anche per Il Signore degli Anelli. The Hunt for Gollum, il film previsto e affidato ad Andy Serkis, si collocherà tra la fine de Lo Hobbit e l’inizio de La Compagnia dell’Anello. Non è quindi una ripartenza totale, ma neppure un prequel remoto come altri progetti recenti. Al contrario, si avvicina direttamente al cuore della trilogia principale e lavora in una zona narrativa molto più vicina a quella che il pubblico associa immediatamente alla saga.
Dopo i prequel, il ritorno alle origini
Il punto più interessante è forse proprio questo: dopo una lunga fase dominata da prequel, spin-off e racconti collaterali, entrambe le proprietà sembrano voler tornare alle origini. Non per negare ciò che è stato fatto negli ultimi anni, ma per recuperare il centro emotivo e simbolico che ha reso queste saghe così importanti.
Nel caso di Harry Potter, il ritorno sarà ancora più netto, perché la serie riprenderà la stessa linea narrativa delle pellicole live-action. Nel caso de Il Signore degli Anelli, il nuovo film sceglierà invece di esplorare uno spazio intermedio, ma strettamente connesso alla storia principale. In tutti e due i casi, la direzione è chiara: riportare il pubblico vicino ai personaggi, ai luoghi e alle dinamiche che hanno costruito il successo originario di questi universi.
Certo, il rischio di apparire ridondanti esiste. Riproporre materiali già noti può far nascere il timore di un’operazione troppo prudente o poco necessaria. Questo vale soprattutto per Harry Potter, dove il paragone con i film sarà inevitabile fin dal primo episodio. Ma allo stesso tempo, è difficile ignorare il peso che un ritorno del genere può avere per il fantasy contemporaneo.
Dopo anni in cui il genere ha brillato soprattutto nella sua versione più adulta, il ritorno simultaneo di Harry Potter e Il Signore degli Anelli segna un cambio di equilibrio. È il segnale che il fantasy più accessibile, avventuroso e generazionale vuole riprendersi uno spazio centrale. E, per molti spettatori, è già una notizia di primo piano.
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