The Mandalorian incontra Shakespeare: il ritorno più curioso di Star Wars torna a sorprendere

Ian Doescher torna con The Mandalorian of Nevarro, nuovo capitolo di William Shakespeare’s Star Wars che rilegge la prima stagione della serie con ironia, misura e gusto teatrale.

Giorgio Fabrizi
Giorgio Fabrizi
Fondatore e Editor-in-Chief di Galaxy Addicted e admin di Star Wars Fans Italia, il gruppo Facebook a tema Star Wars più grande d'Italia. Amante della Galassia Lontana Lontana, nonché collezionista compulsivo di giocattoli di Guerre Stellari.

Dopo una lunga pausa, la serie William Shakespeare’s Star Wars torna ad allargare il proprio raggio d’azione e lascia per un momento la saga degli Skywalker per spostarsi su uno dei titoli più amati dell’era Disney. Il nuovo volume di Ian Doescher, William Shakespeare’s Star Wars: The Mandalorian of Nevarro: Part the First, è uscito il 7 aprile 2026 per Insight Editions e rilegge la prima stagione di The Mandalorian attraverso il linguaggio, il ritmo e l’impianto teatrale del Bardo. Si tratta di un’operazione che sulla carta poteva sembrare rischiosa, soprattutto per un protagonista asciutto e misurato come Din Djarin, ma che finisce invece per confermare la solidità di una formula ancora riconoscibile e sorprendentemente vitale.

The Mandalorian incontra Shakespeare: il ritorno più curioso di Star Wars torna a sorprendere
William Shakespeare’s Star Wars: The Mandalorian of Nevarro di Ian Doescher, disponibile ora

Il ritorno di Ian Doescher in una nuova zona della galassia

Il nuovo libro prosegue una collana che negli anni ha trasformato i film della saga in testi teatrali in versi, fino ad arrivare al nono volume dedicato a l’Ascesa di Skywalker, pubblicato nel 2020. Da lì in poi il progetto si era fermato, almeno sul fronte delle uscite principali, e proprio per questo The Mandalorian of Nevarro ha il sapore di un ritorno atteso. La novità, però, non è soltanto cronologica: stavolta Doescher non riprende un film della saga principale, ma una serie televisiva che ha un tono diverso, un ritmo più spezzato e un protagonista costruito soprattutto sul silenzio, sui gesti e sulla presenza scenica.

È qui che il libro trova il suo elemento più interessante. The Mandalorian non nasce come materiale immediatamente “shakespeariano”, e proprio per questo l’adattamento rischiava di sembrare un esercizio di stile. Invece il volume conserva il carattere essenziale di Mando e, al tempo stesso, gli concede una dimensione più teatrale fatta di monologhi, dichiarazioni solenni e battute più scolpite. Il risultato non cancella la natura del personaggio, ma la traduce in un altro registro. Din Djarin resta severo, trattenuto, persino ruvido, ma acquista una voce che sulla pagina regge con una forza inattesa.

Una rilettura fedele, ma non rigida

Insight Editions presenta il libro come una riscrittura della prima stagione di The Mandalorian, completa di dialoghi rielaborati, indicazioni sceniche, illustrazioni e richiami disseminati sia all’universo di Star Wars sia all’opera di Shakespeare. Non è dunque una semplice parodia, né una battuta allungata fino a diventare libro: l’obiettivo è costruire una vera esperienza di lettura, con un tono coerente e una struttura che richiama quella di un dramma elisabettiano. Le venti illustrazioni inchiostrate incluse nel volume rafforzano proprio questa idea, dando ai personaggi un aspetto volutamente teatrale e insieme familiare.

Anche la costruzione del racconto sembra lavorare in questa direzione. Doescher ha adattato integralmente i Capitoli 1-4 della serie e poi riannoda il discorso con gli eventi dei Capitoli 7 e 8, inserendo anche una scena aggiuntiva tra Mando e Cara Dune per tenere insieme il percorso narrativo. È una scelta che non punta alla riproduzione meccanica di ogni episodio, ma a una forma più compatta e teatrale del viaggio, capace di dare alla storia una nuova continuità senza snaturarne gli snodi principali.

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Grogu funziona proprio perché resta misurato

Uno dei passaggi più delicati riguardava inevitabilmente Grogu. Un personaggio così iconico rischiava di diventare troppo insistito sulla pagina, oppure di scivolare in un effetto caricaturale. Invece l’impressione più convincente è che il libro scelga la misura. Grogu resta centrale, ma non invade il testo; viene dosato con attenzione e mantiene quella presenza minima, tenera e un po’ enigmatica che lo ha reso fondamentale nella serie. Anche sotto questo aspetto, la forza dell’adattamento sembra stare nel non forzare mai davvero la mano.

Attorno a lui si muove poi un impianto ricco di piccoli richiami interni, strizzate d’occhio e riferimenti sparsi che premiano il lettore più attento senza appesantire la lettura. L’editore insiste proprio su questo aspetto, parlando di Easter egg e rimandi nascosti, e il libro sembra farne uno dei suoi punti di fascino: non solo una riscrittura in versi, ma anche un gioco colto e divertito con due immaginari potentissimi.

The Mandalorian incontra Shakespeare: il ritorno più curioso di Star Wars torna a sorprendere

Un libro insolito che non proverà a piacere a tutti

Naturalmente un progetto del genere resta particolare, quasi volutamente eccentrico. Chi non ha mai amato la serie William Shakespeare’s Star Wars difficilmente cambierà idea qui. L’operazione resta dichiaratamente laterale, con una vena kitsch che non viene nascosta ma semmai abbracciata fino in fondo. Eppure è proprio questa sua natura irregolare a renderla interessante ancora oggi. Doescher conosce il tono della collana, ne rispetta i meccanismi e riesce a portarli in un contesto nuovo senza farli sembrare stanchi.

In vista dell’arrivo al cinema di The Mandalorian and Grogu, previsto per il 20 maggio 2026, questo volume finisce così per avere anche un tempismo perfetto. Non è un testo indispensabile per seguire il futuro della saga, ma è una deviazione curiosa, colta e abbastanza brillante da meritare attenzione. A distanza di anni dal capitolo precedente, la formula non appare esaurita: continua piuttosto a vivere in quel suo spazio singolare, a metà tra omaggio, pastiche e autentico divertimento letterario.

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