Per mettere le mani sui numeri di Star Wars: Andor bisognerà attendere almeno la conclusione della prima stagione. Nonostante la premiere della serie di Tony Gilroy non abbia eguagliato lo straordinario risultato di Obi-Wan Kenobi, infatti, è stata apparentemente apprezzata da buona parte del fandom.
Non sono pochi gli spettatori, però, che hanno deciso di non impegnarsi nella visione di Andor per un semplice motivo: il protagonista che da il nome dello show non è all’altezza. Cassian Andor, il cui esordio risale a Rogue One: a Star Wars Story, non rappresenta certo lo stereotipo carismatico a cui ci hanno abituato i prodotti seriali di Star Wars. Non è l’intrepido mandaloriano, né il misterioso (ormai neanche troppo) Boba Fett. E per quanto Diego Luna sia un attore strepitoso, difficilmente eguaglierà Ewan McGregor e il suo Obi-Wan Kenobi agli occhi dei fan di Star Wars.
Ha senso quindi saltare a piè pari la serie, solo perché il personaggio di Cassia Andor è sommariamente poco interessante? La risposta è no. No, non ha senso.
Perché devi guardare Andor anche se del protagonista non ti importa nulla

Cominciamo col dire che l’abitudine di Disney e Lucasfilm di dare alle serie tv il nome del protagonista è terribilmente banale, oltre che – in alcuni casi – dannosa per il prodotto stesso. Alcuni nomi legati alla Galassia Lontana Lontana si vendono da soli, basti appunto pensare a Kenobi e Boba Fett. Nel caso di Andor, però, la storia è diversa: Rogue One non è bastato ad ergere Cassian ad icona della Saga, e per quanto ben scritto, il personaggio non riesce a vendersi da solo. Un titolo slegato dal protagonista e dal gusto più epico avrebbe sicuramente funzionato meglio.
Tuttavia, ci si aspetta che un fan di buona volontà faccia almeno un tentativo. E vi assicuro che, se anche Cassian Andor non è il vostro personaggio preferito, la serie che porta il suo nome ha davvero tanti ottimi motivi per essere guardata.
E non sto parlando dell’eccelsa qualità tecnica che nulla ha da invidiare al cinema, ma della fine scrittura assente dalla Saga ormai da troppo tempo.
L’ombra dell’Impero

Uno dei punti di forza di Star Wars: Andor è il tentativo – finora riuscitissimo – di mostrare allo spettatore come l’autorità imperiale stia pian piano trasformandosi dall’entusiasmante nuovo ordine proclamato in Episodio III all’allucinante dittatura che abbiamo conosciuto nella Trilogia Originale.
Palpatine non si è mostrato immediatamente per quello che è, ma ha stretto la sua morsa sulla Galassia giorno dopo giorno. E tutto questo ci viene mostrato nello show, soprattutto nel settimo episodio.
L’alba della Ribellione

Abbiamo incontrato i ribelli per la prima volta in Episodio IV: una Nuova Speranza. Bravi ragazzi, spensierati, pronti ad accogliere le nuove reclute con un sorriso e una pacca sulla spalla. E invece no: i ribelli di Andor sono diffidenti, spaventati e a tratti meschini. Questa serie ci mostra in maniera terribilmente reale come dovrebbero sentirsi uno sparuto gruppo di guerriglieri pronti a muovere guerra contro una superpotenza galattica.
E ad avere il terrore di essere scoperti e passati per le armi non sono solo i soldati che agiscono sul campo, ma anche le ‘teste’ della Ribellione, infiltrate nella politica e nei ceti sociali più alti della Capitale. La nascita dell’Alleanza Ribelle è sporca, dolorosa e fallimentare, e non potrebbe essere diversamente.
Le guerre stellari non sono mai state così vere

Andor spaventa perché ci scaraventa fuori dalla nostra zona di comfort. Siamo in Star Wars, ma non sembra il classico Guerre Stellari. Manca un elemento fondamentale, che ci ha sempre fatto sentire al sicuro: la Speranza. Certo, i protagonisti agiscono per raggiungere un obiettivo, ma dubitano della sua riuscita e hanno paura, sono spaventati. La speranza di poter davvero arginare l’Impero è lontana, e persino Mon Mothma – che un giorno diventerà leader dell’Alleanza – neanche nei suoi più fantasiosi sogni immagina di poter davvero muovere guerra contro Palpatine, limitandosi a foraggiare come può qualche tiepida spedizione di viveri in favore dei mondi meno fortunati.
E poi c’è Luthen (Stellan Skarsgard) che incarna il concetto di ribelle alla perfezione, più di quanto abbia mai fatto qualunque altro personaggio di Star Wars. Il fine giustifica il mezzo, per Luthen, e se in gioco c’è la libertà della Galassia, allora ogni individuo può diventare uno strumento da sfruttare contro Palpatine.
I confronti tra Luthen e Mon Mothma sono di un livello alieno a qualsiasi altro prodotto recente di Star Wars, e solo questi basterebbero a giustificare il tempo speso a guardare la serie.

Cassian Andor non è altro che un espediente narrativo attraverso cui la serie ci racconta una Galassia sopita, ma pronta ad esplodere. E nonostante il futuro eroe ribelle stia acquistando profondità e spessore ad ogni episodio, non è davvero lui il fulcro della storia. Andor ci presta i suoi occhi disillusi e frustrati per dare uno sguardo da vicino a questo universo vivo e reale, come non lo è stato mai.
Fatevi un favore: se non avete ancora visto Andor, se vi siete fermati al primo episodio, se non siete amanti del genere o se semplicemente preferite spendere il vostro tempo in altri modi, accendente Disney+ e costringetevi a guardare questo show, perché da questo momento in avanti sarà Andor a dettare gli standard qualitativi dei prodotti di Star Wars, e niente sarà più come prima.






