Star Wars è un’opera crossmediale in cui film e romanzi portano avanti la storia a pari livello

Ransolm Casterfo
Ransolm Casterfo
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Questo articolo è un editoriale. Significa che contiene un’opinione, un parere o un’interpretazione personale dell’autore che può – eventualmente – essere diversa o discordante dalle opinioni del resto della redazione di Star Wars Addicted.

L’ombra dei Sith è un romanzo, recentemente uscito in italiano, che sottolinea più di ogni altro contenuto canonico come non sia ormai più possibile farsi un’idea chiara della storia di Star Wars se non si leggono i romanzi, di pari passo alla visione dei contenuti filmici. Il concetto, estendibile anche a fumetti e videogiochi, è ancora più valido per la trilogia sequel, la cui storia fin dal principio è stata studiata per poter essere espansa, e goduta pienamente, solo attraverso incastri di questa natura.

Star Wars è un’opera crossmediale in cui film e romanzi portano avanti la storia a pari livello

Gli Episodi VII, VIII e IX si soffermano in particolar modo sui genitori di Rey, e sul perché l’abbiano abbandonata sul pianeta desertico di Jakku ma, in realtà, nessuno di questi tre film chiarisce effettiviamente chi siano e perché abbiano agito in quel modo. Lo fa molto bene, invece, L’ombra dei Sith, che racconta un inseguimento su larga scala per tutta la galassia da parte dei Sith e del cacciatore di taglie che hanno assunto, Ochi di Bestoon.

Non solo: se nella trilogia sequel si parla genericamente di Rey come “nipote di Palpatine”, il romanzo chiarisce molto meglio che tutto questo è frutto di esperimenti genetici e che è soprattutto il padre di Rey, Dathan, a rappresentare l’anello mancante degli studi dei Sith che, molto tempo prima di Palpatine, avevano cominciato a fare esperimenti su come replicare il potere nella Forza all’interno di cloni.

L’ombra dei Sith completa moltissime altre informazioni che sono solamente accennate nei film. Questi ultimi, in altri termini, lo considerano un vero e proprio capitolo della saga, con riferimenti talmente importanti che non è possibile non cogliere se si vuole avere una visione completa sulla storia. Ad esempio, nei film si può tracciare e inseguire una nave anche dopo che quest’ultima ha effettuato il salto nell’iperspazio, cosa che non solo contraddice i precedenti contenuti di Star Wars ma va a scontrarsi con uno degli elementi di trama più risolutori in passato, perché più di ogni altro aveva cavato di impaccio i protagonisti. L’ombra dei Sith spiega fantascientificamente come tutto questo sia possibile.

Racconta chi è Ochi di Bestoon, che viene approfondito anche dai fumetti, e spiega la presenza di Lando Calrissian su Pasaana. Più genericamente, ci mostra come situazioni e personaggi siano arrivati alle condizioni in cui li ritroviamo nella trilogia sequel. Un aspetto determinante è anche la ricerca di Lando della figlia perduta: alla fine di Episodio IX l’ex contrabbandiere scambia delle battute sospette con Jannah, l’assaltatrice del Primo Ordine che è stata sottratta alla famiglia in giovane età proprio per perseguire la carriera militare. Questa scena non ha nessun’altra contestualizzazione nei film: mentre, dopo la lettura del romanzo, acquisisce tutt’altro significato.

Star Wars è un’opera crossmediale in cui film e romanzi portano avanti la storia a pari livello

Il punto è proprio che i film si riferiscono al romanzo come a un contenuto che racconta la storia a pari livello. Detto questo, L’ombra dei Sith non riesce nello scopo di rendere alcuni passaggi di trama della trilogia sequel più fluidi e a distogliere il sospetto che siano stati forzati per portare la storia esattamente dove gli autori vogliono. In particolare, gli spettatori dovrebbero credere che i Sith, dopo decine se non centinaia di anni di tentativi per replicare il loro potere in un clone, dopo esserci riusciti quasi involontariamente con Rey, mandano un cacciatore di taglie discutibile, e non così efficace, alla ricerca della bambina. Ochi, peraltro, non riesce a trovarla non per merito di Luke Skywalker, l’ultimo Jedi rimasto nella galassia, ma per demeriti suoi.

La stessa figura di Luke è poco calzante con il passato della saga, rimarcando ulteriormente la nuova connotazione che il personaggio ha assunto proprio con la trilogia sequel. Ciò che mi fa storcere il naso è la sua dimensione mistica, molto lontana dai problemi reali, tutta rivolta a scoprire antichi segreti di Jedi e di Sith all’interno di una connotazione quasi onirica e poco tangibile. Considerando che questo Luke è quello che ci ritroviamo in tutti gli altri contenuti canonici, a partire dai nuovi fumetti che a breve anche in italiano racconteranno questa epoca di Star Wars, c’è il sospetto che si tratti di un cambiamento ormai definitivo di Luke Skywalker.

Quel che rimane positivo di questo romanzo è l’interazione tra Luke e Lando, con le due personalità evolute e segnate dagli anni che passano: tutti e due sono molto diversi dalle figure di riferimento che erano all’interno dell’Alleanza Ribelle, pur mantenendo i tratti base del loro carattere. In fin dei conti, anche nei film le citazioni al passato erano l’aspetto più convincente e memorabile.

Star Wars è un’opera crossmediale in cui film e romanzi portano avanti la storia a pari livello
Kinguin

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