In Star Wars non esistono i retcon, è solo una narrazione cronologicamente non lineare

Ransolm Casterfo
Ransolm Casterfo
Approfondimenti e editoriali su Star Wars. Tutto quello che vuoi sapere sulla Galassia Lontana Lontana.
Questo articolo è un editoriale. Significa che contiene un’opinione, un parere o un’interpretazione personale dell’autore che può – eventualmente – essere diversa o discordante dalle opinioni del resto della redazione di Star Wars Addicted.

C’è una parola che torna ossessivamente ogni volta che Disney o Lucasfilm pubblicano un nuovo film, una serie o un fumetto di Star Wars: retcon. Abbreviazione di retroactive continuity, il termine indica quella pratica narrativa con cui un’opera modifica, contraddice o riscrive quanto stabilito da contenuti precedenti. È un’accusa pesante, che implica mancanza di coerenza, scarso rispetto per il canone e, in fondo, una certa superficialità creativa. Eppure, applicata a Star Wars, questa accusa tradisce un equivoco di fondo che vale la pena smontare una volta per tutte.

Star Wars non è una saga raccontata in ordine cronologico. Non lo è mai stata.

Tutto comincia da uno Star Destroyer

Torniamo alla primissima scena di Una nuova speranza, uscito nel 1977. Sullo schermo appare una piccola corvetta ribelle inseguita da un’astronave che occupa l’intero campo visivo: uno Star Destroyer imperiale. A bordo di quella nave c’è Darth Vader, una figura avvolta nel nero, con una maschera che nasconde un volto che gli spettatori del 1977 non conoscono ancora. Non sanno chi sia davvero. Non sanno da dove venga. Non sanno cosa lo abbia reso quello che è.

In Star Wars non esistono i retcon, è solo una narrazione cronologicamente non lineare

Ma quella scena non comincia la storia di Star Wars: la intercetta a metà. La Galassia lontana lontana esisteva già, con la sua storia, i suoi traumi, le sue guerre. George Lucas ci ha gettato dentro senza manuale di istruzioni, in medias res, proprio come i grandi poemi epici. L’Iliade non inizia dall’inizio della guerra di Troia. L’Odissea non parte dalla partenza di Ulisse. Star Wars, fin dal primo fotogramma, ci ha detto implicitamente che c’era qualcosa prima. Molto prima.

La narrazione non lineare è il DNA della saga

Quando L’Impero colpisce ancora rivela che Darth Vader è il padre di Luke Skywalker, non è un retcon: è una rivelazione differita di una verità che esisteva nella storia, anche se non ancora sullo schermo. Quando i prequel ci mostrano Anakin Skywalker bambino su Tatooine, non stanno riscrivendo nulla, ma stanno finalmente raccontando quegli anni bui a cui Obi-Wan aveva già accennato nel 1977 con una nostalgia volutamente misteriosa. “Tuo padre era il migliore pilota della galassia”, dice il vecchio Jedi a Luke. Chi era quel padre? La domanda era già lì, in attesa di una risposta.

Lo stesso vale per ogni contenuto successivo che sembra “modificare” qualcosa. Rogue One racconta come i Ribelli hanno rubato i piani della Morte Nera, una storia che Una nuova speranza dava per avvenuta senza mostrarla. Andor esplora le radici della Ribellione anni prima che questa diventasse una forza militare organizzata. Obi-Wan Kenobi e The Clone Wars riempiono spazi temporali che il canone originale lasciava volutamente vuoti. Non stanno cambiando la storia: la stanno rivelando.

Anche nel caso della trilogia sequel, come per tutti i contenuti di Star Wars, non si tratta tanto di retcon, ma ancora una volta di narrazione cronologicamente non lineare. I contenuti moderni come The Mandalorian & Grogu o The Bad Batch non stanno facendo un retcon della trilogia sequel, ma semplicemente riempiendo il grosso divario temporale che esiste fra gli Star Wars originali e i film della sequel.

In Star Wars non esistono i retcon, è solo una narrazione cronologicamente non lineare

The Mandalorian è ambientata nel 9 ABY, nove anni dopo Una nuova speranza e cinque anni dopo Il ritorno dello Jedi, mentre la trilogia sequel comincia circa trent’anni dopo, con Il risveglio della Forza. Tra la caduta dell’Impero e l’ascesa del Primo Ordine esistono circa tre decenni di storia galattica che i film originali non hanno mai raccontato. The Mandalorian e tutto il Mandoverse non stanno riscrivendo la trilogia sequel: stanno riempiendo quel gigantesco vuoto narrativo che i film di Abrams e Johnson hanno dato per scontato. Non per superficialità, ma per sottolineare ancora una volta il tipo di narrazione tipico di Star Wars. Anzi, sarebbe un errore il contrario, ovvero iniziare a raccontare, improvvisamente, la galassia lontana lontana in maniera linerare.

Il “prima” non contraddice il “dopo”

L’equivoco nasce da una confusione tra l’ordine di uscita dei contenuti e l’ordine cronologico degli eventi. Quando una serie del 2023 introduce un personaggio che sembra in contraddizione con qualcosa mostrato nel 1983, molti urlano al retcon. Ma se quella serie è ambientata vent’anni prima degli eventi de Il ritorno dello Jedi, non sta riscrivendo nulla, sta semplicemente raccontando quel periodo con strumenti narrativi e budget che nel 1983 non esistevano.

Certo, esistono casi in cui la Lucasfilm ha commesso veri errori di continuità, sarebbe disonesto negarlo. Ma la stragrande maggioranza di ciò che viene etichettato come retcon è in realtà narrazione espansa di eventi pregressi. È lo stesso meccanismo che usa qualsiasi scrittore quando torna indietro a raccontare l’infanzia di un personaggio già adulto: non cambia chi è diventato, illumina perché lo è diventato.

In Star Wars non esistono i retcon, è solo una narrazione cronologicamente non lineare

Star Wars è un’epopea, non una serie televisiva lineare

Forse il vero problema è che il pubblico moderno è abituato a narrazioni rigidamente lineari, dove ogni nuova uscita deve posizionarsi dopo la precedente e non può toccare il passato senza “rovinarlo”. Star Wars funziona diversamente. È più simile a un corpus mitologico come le saghe nordiche, come il ciclo arturiano, in cui ogni nuova opera può aggiungere strati di profondità a personaggi e momenti già noti, senza per questo tradire la storia madre.

Quello Star Destroyer che entra in scena nel 1977 non era solo un’astronave: era un invito. Un invito a chiedersi cosa ci fosse stato prima, chi lo guidasse, come fosse arrivato fin lì. Lucasfilm ha impiegato quasi cinquant’anni a rispondere a tutte quelle domande. Non è un retcon. È semplicemente una storia che non aveva ancora finito di essere raccontata.

In Star Wars non esistono i retcon, è solo una narrazione cronologicamente non lineare
Kinguin

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