La contraddizione del pacifista armato: i Jedi e la NATO

Alberto Mercurelli
Alberto Mercurelli
Appassionato di Star Wars dal 1996, quando mio padre mi regalò il primo Millennium Falcon. Da allora, continuo a seguire tutto ciò che riguarda la Galassia Lontana Lontana, con particolare attenzione al canone.
Questo articolo è un editoriale. Significa che contiene un’opinione, un parere o un’interpretazione personale dell’autore che può – eventualmente – essere diversa o discordante dalle opinioni del resto della redazione di Star Wars Addicted.

In queste giornate di fine febbraio 2022 siamo scossi dall’attacco che la Russia ha sferrato nei confronti dell’Ucraina. Il bombardamento missilistico di piazze abitate. Una guerra di cui pagheranno il prezzo i cittadini ed i loro diritti. Parlandone con un amico, discutendo sul ruolo che giocherà la NATO quale difensore dei confini o soggetto più attivo nel conflitto russo – ucraino, mi ha ricordato di una profonda contraddizione rappresentata dalla figura del pacifista armato, di cui avevamo parlato proprio dopo la visione di “The Clone Wars”.

L’episodio 13, stagione 1, “Atterraggio di fortuna” ci offre un momento per riflettere su quale sia la reale portata di un conflitto armato ed il costo effettivo. Agli occhi della galassia, i Jedi sono i guardiani della pace, che ricorrono alla forza solo se necessario, mai per attaccare per primi. Aayla Secura così cerca di far comprendere a Tee Watt Kaa, capo della colonia Lurmen fondata su Maridun per sfuggire alle Guerre dei Cloni, la posizione, sua e di tutti i Jedi, quali garanti appunto della pace che vogliono ripristinare.

“che differenza fa chi ha iniziato la guerra e chi vuole metterci la parola fine?”

Il saggio le fa notare come combattere per la libertà abbia un costo, in termini di vite su di un sentiero di distruzione. Vale la pena pagare questo prezzo? Solo imbracciando un cammino di non violenza, i Jedi possono riscattarsi da quella che appare un’ipocrisia, di cui molti popoli, in effetti, accusano l’Ordine. La risposta dei Jedi nel conflitto è stata quella di diventare Generali di un esercito; guidare assalti contro pianeti e popolazioni convinti di una loro ideologia, spesso in risposta ai soprusi di cui una Repubblica corrotta era colpevole; persino commissionare l’omicidio del Conte Dooku.

Interferire nel conflitto, eventualità di cui si parla e che non può non venire alla mente, oggi in corso significherebbe difendere la libertà di un popolo che sta vivendo una tragedia, in nome della libertà; pagandolo col sangue e la vita di soldati e civili.  Yoda sintetizza perfettamente l’orrore della guerra ed il suo più insidioso pericolo: perdere la propria identità e sacrificare i nostri principi.

La contraddizione del pacifista armato: i Jedi e la NATO
Kinguin

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