No, non è vero che The Mandalorian ha corretto la trilogia sequel (semmai è il contrario)

Ransolm Casterfo
Ransolm Casterfo
Approfondimenti e editoriali su Star Wars. Tutto quello che vuoi sapere sulla Galassia Lontana Lontana.
Questo articolo è un editoriale. Significa che contiene un’opinione, un parere o un’interpretazione personale dell’autore che può – eventualmente – essere diversa o discordante dalle opinioni del resto della redazione di Star Wars Addicted.

Al di là del fatto che un contenuto artistico può piacere o meno e che spesso ciò dipende da fattori squisitamente soggettivi, certamente circolano sul web e sui social diversi punti di vista sbagliati sulla trilogia sequel di Star Wars. Talmente suggestionati dal fatto che i film che la compongono sembrano correggersi vicendevolmente, si potrebbe pensare che tutte le opere successive di Lucasfilm stiano progressivamente corregendo la trilogia sequel. Questo non è vero.

Fino a pochissimo tempo fa molti commentatori sui social esprimevano opinioni secondo le quali Lucasfilm aveva rinnegato la trilogia sequel e stava costruendo i nuovi contenuti in maniera tale da sovrascriverla e renderla Legends. Anche questo non corrisponde a verità, al punto che la stessa Lucasfilm ha da poco annunciato un film che farà da seguito a Episodio IX: L’ascesa di Skywalker che (speculazione nostra) potrebbe addirittura chiamarsi Episodio X. Era poi estremamente evidente che le nuove serie, Star Wars: The Bad Batch e Star Wars: The Mandalorian, stessero seguendo la trilogia sequel nei contenuti e nei modi, al punto da essere entrambe incentrate sulla clonazione come l’Episodio IX stesso.

Il Capitolo 23 di The Mandalorian ha poi fatto un riferimento a L’ascesa di Skywalker talmente forte da spazzare via ogni sorta di dubbio. Nel finale, infatti, Paz Vizsla, che fino a un minuto metteva fuori gioco in inferiorià numerica assaltatori armati di beskar uno dopo l’altro, soccombeva pressoché istantaneamente alle guardie pretoriane imperiali. Le stesse, che in un plotone intero, non riuscivano a sconfiggere Rey e Ben Solo. Questo non è solo un riferimento a L’ascesa di Skywalker, ma è una sorta di esaltazione al senso di quest’ultimo, in maniera simile a come i contenuti di Star Wars esaltano altri contenuti di Star Wars, canonici e Legends.

No, non è vero che The Mandalorian ha corretto la trilogia sequel (semmai è il contrario)

L’ascesa di Skywalker, infatti, si basa su una semplice idea: la Forza, non potendo espandersi in tanti esseri viventi come faceva nell’età d’oro dei Jedi, si è concentrata in due unici individui, la Diade della Forza, ovvero Rey e Ben. Mille generazioni di Jedi ora vivono in loro, e tutti i poteri che vari Jedi hanno avuto in tutto questo tempo sono concentrati in solo loro due. Grazie a tale concentrazione della Forza Rey e Ben riescono a respingere il piano dell’Imperatore, che potremmo definire il Piano B che ha sinistramente architettato fin da prima della sua morte su Endor.

Non è vero che la trilogia sequel è corretta da The Mandalorian, anzi semmai è vero il contrario. Lucasfilm ha annunciato che Star Wars avrebbe visto un fiorire di opere narrativamente unite in senso crossmediale ben prima dell’arrivo nei cinema della trilogia sequel, e che ci sarebbe stato un Canone che avrebbe regolamentato il tutto. Romanzi come Aftermath e Bloodline sono stati scritti insieme ai film della trilogia sequel (Bloodline addirittura ha visto la compartecipazione della scrittrice Claudia Grey e del regista di Gli ultimi Jedi, Rian Johnson). Come abbiamo visto noi stessi, poi, The Mandalorian si rifà direttamente ad Aftermath e Bloodline.

Insomma, da una parte la storia di The Mandalorian unisce vicende che erano state introdotte in questi romanzi per far capire agli appassionati che Star Wars non è più solamente dei film, ma una narrazione complessa di natura crossmediale. Dall’altra unisce la trilogia sequel. Non sta sistemando niente, sta semplicemente espandendo la storia di quei film, come piace agli appassionati di Star Wars che stanno adorando questo nuovo modo di raccontare un immaginario. Il tutto servendosi di elementi che erano stati inseriti nella narrazione già ai tempi della trilogia sequel, per servire la storia di quest’ultima.

Qualcuno potrebbe dire che con il finale di stagione The Mandalorian conferma che si tratta di una storia parallela rispetto a quella che ha portato alla clonazione dell’Imperatore e all’esercito di elementi sensibili della Forza raffigurato poi in Snoke. Abbiamo scoperto, infatti, che Gideon agisce parallelamente a questi piani, per tornaconto personale. L’Imperatore è già tornato alla fine dell’Episodio VI, come abbiamo visto in questo editoriale, e nel periodo di tempo raccontato in The Mandalorian è da qualche presente, anche se in un corpo debole. Tuttavia, nello splendido Capitolo 23 si fa riferimento al cosiddetto Progetto Negromante, che molto difficilmente può essere qualcosa di diverso dal piano dell’Imperatore stesso per il suo ritorno alla guida di ciò che sta nascendo con il Consiglio Ombra.

No, non è vero che The Mandalorian ha corretto la trilogia sequel (semmai è il contrario)

Più interessante ragionare su come la stagione (così come le precedenti di The Mandalorian) abbia puntato su una struttura che potremmo definire “rollercoaster”, ovvero accresce le aspettative in certi Capitoli, per poi deluderle subito dopo, riempiendosi molto spesso di “filler”, o comunque posticipando il momento con la “grande rivelazione a effetto”. È successo con il Capitolo 23, dove si cita espressamente il Grand’Ammiraglio Thrawn e si strizza l’occhiolino ad alcuni ritorni roboanti (forse anche Ahsoka e Luke Skywalker?) mentre il finale di stagione è poi un semplice prosieguo del capitolo precedente, che tira le somme solo del duo di episodi e non certo dell’intera serie. Diventa matematica una quarta stagione di The Mandalorian (al di là del film che Dave Filoni ha in programma sul Mandoverse) in uno schema per cui si creano aspettative che puntualmente vengono demolite allo scopo di creare ancora nuove aspettative per portare ulteriormente avanti la storia (e riprenderla in serie parallele).

Si potrebbe cercare di ragionare sul perché alcuni rinneghino così tanto la trilogia sequel. Ma la risposta non sarebbe assolutamente facile. Bisogna innanzitutto dire che non sono film pessimi dal punto di vista tecnico e dal punto di vista della narrazione. Possono non piacere, ma nessun esperto di cinema, che analizzi le cose dal punto di vista del ritmo o della strutturazione del messaggio, potrebbe dargli una valutazione bassissima. Questo è escluso, sono fatti bene dal punto di vista ritmico/narrativo da artisti del settore con pedigree molto importante, che in passato hanno sfornato veri e propri capolavori cinematografici (e continuano a farlo).

Certo, sono criticabili. Il giudizio di un film è sempre stato soggettivo, e lo è ancora più oggi dove abbiamo un’offerta narrativa di enormi proporzioni, con forme di racconto così tanto diverse che è difficile poterle giudicare con lo stesso metro valutativo. Inoltre, il giudizio dipende dagli aspetti su cui ci si concentra maggiormente: magari per qualcuno ha più importanza un certo personaggio o un certo aspetto del messaggio, mentre qualcun altro ha più sensibilità su qualcos’altro. Ci sono delle aspettative su ciascun film di Star Wars, e se vengono deluse si può portare ad avere un giudizio negativo. Questo è ancora più vero quando si parla di Star Wars, visto l’enorme carica emozionale che la galassia lontana lontana veicola nei suoi spettatori dal 1977.

Io personalmente ho amato i film della trilogia sequel. Non ero un grande fan di romanzi e fumetti prima, ma proprio gli ultimi tre film hanno acceso un’enorme passione in me, e da quel momento ho comprato praticamente ogni cosa che i vari editori hanno portato nelle librerie e fumetterie (e ho giocato tutti i videogiochi canonici). Mi ha molto colpito emotivamente l’Episodio VII, specificamente nella morte di Han Solo (un personaggio che ho sempre amato, come tutti i fan di Star Wars), e ancora oggi ho un rapporto controverso con questo film. Questo mi ha portato a sottovalutare l’enorme valore che Episodio VII ha se ci si concentra su specifici aspetti. Valore principalmente riconducibile a come porta nella modernità una grande classico nel passato, semplificabile nella scena in cui Han e Chewbacca ritonano sul Millennium Falcon, quando il primo dice al secondo: “Chewbe, siamo a casa!”

No, non è vero che The Mandalorian ha corretto la trilogia sequel (semmai è il contrario)

Sono a casa i personaggi protagonisti del film o gli spettatori che sono tornati alla gioventù, a un’epoca completamente diversa, narrativamente e socialmente, che ora ci apprestiamo a riscrivere? È ovvio che questa riscrittura comporta in parte una snaturazione, ma è altrettanto ovvio che porta alla nascita di qualcosa di nuovo, che da una parte è un ritorno al passato, dall’altra è molto innovativa sul piano narrativo. Pesa di più la morte di Solo o il ritorno sul Millennium Falcon?

Difficile, se non impossibile, dirlo. Quel che è certo è che dopo Episodio VII moltissime altre saghe che hanno avuto un forte successo nel passato sono tornate nella modernità in una forma che possa piacere anche agli spettatori di oggi. Penso a Dune, Blade Runner, Alien, Predator, Matrix, ma me ne dimentico sicuramente moltissimi: ovvero, tutti film che, senza rinnegare e spesso proseguendo la narrazione di una volta, si sono “convertiti” alla modernità mescolando personaggi vecchi a volti nuovi.

Anche Lucasfilm sta cercando di capire perché questi film siano stati così tanto divisivi, e non ha ancora una risposta (e tutti i progetti che ha cancellato in questi anni lo evidenziano). Io posso solo ricordare come anche la trilogia prequel venne odiata da parte del pubblico, quasi sicuramente ancora di più di quanto sia odiata la trilogia sequel ora se è vero che questo odio costrinse addirittura il creatore di Star Wars, George Lucas, a fare un passo indietro. Oggi tutti amano la trilogia prequel e, in particolare, La Vendetta dei Sith viene considerato il miglior film di sempre di Star Wars, o il secondo dopo L’Impero colpisce ancora.

No, non è vero che The Mandalorian ha corretto la trilogia sequel (semmai è il contrario)

È quasi impossibile leggere commenti negativi su quei film e anche i personaggi più odiati, come Jar Jar Binks, ora sono amatissimi. Un destino analogo mi sembra stia capitando a Gli ultimi Jedi. Comincia ad avere molti più commenti positivi che negativi. Ok, Leia vola nello spazio, ma il combattimento tra Luke e Ben è quanto di più epico, e visivamente immaginifico, si sia mai visto in Star Wars. Per non dimenticare il già citato duello con le guardie pretoriane, e molti altri momenti super enfatici di quel film.

Star Wars è qualcosa di più complesso, e non si può più giudicare con gli occhi critici di una volta e, forse, va “digerito” nel corso del tempo, piuttosto che giudicato subito. In realtà, non è solo Star Wars che è cambiato, ma il modo di fare arte e di raccontare, così come è cambiato il modo con cui il pubblico fruisce dei contenuti. È cambiato il cinema, e il mondo dell’intrattenimento tutto. E Star Wars ha contribuito a questo cambiamento.

No, non è vero che The Mandalorian ha corretto la trilogia sequel (semmai è il contrario)
Kinguin

Unisciti a noi!

Entra nel nostro gruppo Telegram per discutere di questa notizia!

Leggi anche

Potrebbe interessarti