Quali sono le vere ragioni che hanno portato alla cancellazione di The Acolyte e perché Star Wars è così divisivo

Ransolm Casterfo
Ransolm Casterfo
Approfondimenti e editoriali su Star Wars. Tutto quello che vuoi sapere sulla Galassia Lontana Lontana.
Questo articolo è un editoriale. Significa che contiene un’opinione, un parere o un’interpretazione personale dell’autore che può – eventualmente – essere diversa o discordante dalle opinioni del resto della redazione di Star Wars Addicted.

La (presunta, niente è ancora ufficiale) cancellazione di The Acolyte ha scatenato una serie di reazioni da parte dei fan di Star Wars, contrastanti come sempre. Mentre alcuni sono rimasti molto delusi, c’è chi ha esultato (ma un vero fan esulterebbe se la propria saga preferita avesse una tale battuta d’arresto?): come al solito, dunque, Star Wars ha creato divisioni. Ma perché i contenuti della “galassia lontana lontana” sono recepiti in maniera così tanto diversa e perché generano sempre così discussioni?

Non c’è una risposta univoca a questa domanda, e l’argomento è quanto di più complesso possa esserci. Qui non lo esamineremo a fondo, ma cercheremo di semplificare il più possibile, partendo dal presupposto che tale divisione nasce anche dal fatto che l’interpretazione di serie come The Acolyte è già di per sé problematica. Molti attribuiscono a questi contenuti un significato personale, al punto che diventa difficile concordare su ciò che si è visto. Insomma, in pochissimi colgono il senso per come l’autore originariamente lo aveva concepito.

Quali sono le vere ragioni che hanno portato alla cancellazione di The Acolyte e perché Star Wars è così divisivo

Il primo argomento di discussione di The Acolyte riguarda, purtroppo, la sua natura “woke”. Ne abbiamo già parlato in quest’altro approfondimento: dico purtroppo perché disquisire su questi argomenti non mi entusiasma come trattare fattori tecnici interni al Canone di Star Wars, ma una parte del pubblico vede le serie come The Acolyte una sorta di manifesto dei diritti civili. Queste persone sostengono che più si parla di diritti civili, più la gente diventa avversa contro le produzioni che veicolano tali argomenti. Insomma, ci si concentrerebbe troppo su queste tematiche e troppo poco sull’approfondimento di storie e personaggi, e questo creerebbe antipatie e divisioni, per l’appunto.

Su questo spaccamento sono nate delle tifoserie, tra chi fa di tutto perché la serie possa andare avanti e chi cerca di affossarla il più possibile. Ovviamente, non si tratta di tentativi “seri”, ma di riempire le pagine dei social di messaggi di odio e altro, inutilmente al di là che per gli interessi economici dei titolari dei social stessi.

Quali sono le vere ragioni che hanno portato alla cancellazione di The Acolyte e perché Star Wars è così divisivo

Disney e Lucasfilm sono sicuramente preoccupate per il tipo di accoglienza che i contenuti di Star Wars ricevono e, ormai da tempo, stanno cercando di scrivere le sceneggiature in modo tale da non creare così tante divisioni. Ma, come è giusto che sia, guardano soprattutto al lato economico. Produrre un qualsiasi contenuto di Star Wars è diverso rispetto a produrre contenuti di qualsiasi altra saga, Marvel Cinematic Universe incluso. Quando realizzi film Marvel puoi optare per delle scene che costano meno, che alleggeriscono i costi di produzione complessivi e diluiscono l’investimento. Per esempio, puoi fare un combattimento in un garage o, faccio degli esempi ovviamente, una scena in un appartamento normale.

In Star Wars tutto questo non è possibile: per come lo ha concepito originariamente George Lucas, infatti, ogni oggetto di scena, ogni ambiente, ogni personaggio, e così via, devono avere tratti propri, il più possibile distanti da quelli terrestri. Questo comporta investimenti faraonici, nel trucco degli attori ma anche in termini di effetti speciali, che diventano incompatibili con la produzione di una serie televisiva. Che, per sua natura, deve avere molti minuti di ‘screen time’, dove il rischio del calo di qualità è sempre dietro l’angolo.

È evidente che quasi tutte le serie Star Wars hanno avuto dei passaggi a vuoto, con puntate tecnicamente insoddisfacenti, strafalcioni e componente di messa sullo schermo che purtroppo è andata a influire sui contenuti e sulla scrittura (penso ad esempio al settimo episodio di The Acolyte, che poco o niente aggiungeva rispetto al terzo). Detto questo, è altrettanto vero che decisioni come quella di cancellare The Acolyte sono sempre molto difficili, e sicuramente incontrano resistenze e divisioni anche internamente a Disney e a Lucasfilm tra chi vorrebbe andare avanti e chi pensa maggiormente alle finanze.

Un altro aspetto che sicuramente va trattato è quello della lontananza dei fatti raccontati da The Acolyte rispetto allo Star Wars classico: si è trattato, infatti, della prima serie live-action non ambientata durante la Saga degli Skywalker. Non avevamo Luke Skywalker, Darth Vader o la Principessa Leia (anche se i rimandi, per chi li ha colti, nella terza puntata erano tanti), e questo ovviamente incide. Purtroppo buona parte del pubblico, anche quella che si ritiene molto affezionata a Star Wars, non segue tutto, ritenendo, diversamente dagli autori, che i contenuti veicolati tramite romanzi, fumetti, videogiochi, serie animate siano canonicamente inferiori rispetto a quelli delle serie live-action o dei film. Questo purtroppo è un altro punto su cui non si riesce a trovare un accordo: Star Wars è diventato una narrazione crossmediale dove tutti i contenuti hanno pari dignità e l’esperimento di ambientare una serie TV nel periodo dell’Alta Repubblica già di per sé è notevolmente interessante.

Quali sono le vere ragioni che hanno portato alla cancellazione di The Acolyte e perché Star Wars è così divisivo

La ripresa di personaggi come Vernestra Rwoh, la citazione di grandi avvenimenti storici come il Grande Disastro Iperspaziale, il differente funzionamento dell’Alta Repubblica rispetto alla Repubblica tradizionale, sono tutti aspetti di grande interesse per chi ha letto i romanzi dell’Alta Repubblica. Ma chi non lo ha fatto perde tutti questi rimandi e ovviamente percepisce la narrazione come meno intensa e meno profonda, rinunciando a una parte di elaborazione dei significati che è comunque stata prevista dagli autori e messa lì, in ogni puntata.

Tutto questo purtroppo ci porta a un’era per Star Wars molto diversa rispetto a quella che abbiamo vissuto fino a oggi. L’appassionato di SW ha ora nuove storie mese per mese, che si tratti di romanzi o fumetti, ma anche di avventure da vivere sul grande o piccolo schermo, grazie a tutte le serie TV che abbiamo avuto. Non sarà più così: dopo Skeleton Crew e la seconda stagione di Andor, e forse quella di Ahsoka, non avremo più niente di nuovo per un bel po’ di tempo. Realizzare queste serie, come detto, è molto difficoltoso, dispendioso sul piano del tempo richiesto oltre che degli investimenti. Servono anni per poterne completare la produzione e, con nessuna serie attualmente in lavorazione, abbiamo la certezza che per anni rimarremo a secco.

Star Wars sarà quindi affidato per ora ai film. The Mandalorian & Grogu è l’unica certezza, perché la produzione è stata avviata e, a meno di disastri, arriverà come previsto nei cinema nella prima parte del 2026. Sempre in quell’anno dovrebbe esserci il film con protagonista Rey diretto da Sharmeen Obaid-Chinoy e scritto da Steven Knight. Ma purtroppo anche su questo non ci sono presentimenti positivi, con Lucasfilm che dà la sensazione di avere difficoltà nella stesura della sceneggiatura. Il mio sospetto è che si abbiano dei dubbi su come fare in modo che questa storia non crei ulteriori divisioni, dopo che il personaggio di Rey, ancora una volta, è molto amato da una parte della fanbase e odiato dall’altra. Proprio le difficoltà sulla sceneggiatura, infatti, hanno più volte spinto in là i lavori di produzione, che ancora oggi non sono iniziati, mettendo purtroppo dei dubbi sul fatto che il film possa arrivare nelle sale nelle tempistiche previste, ovvero nella stagione natalizia 2026.

Il passaggio di questa storia a Knight avvenuto qualche anno fa, proprio quando il personaggio di Grogu ha iniziato ad acquisire popolarità, a mio modo di vedere le cose è coinciso con un cambiamento negli intenti del film. Ovvero, mettere Grogu al centro della vicenda allo scopo di dare valore anche a Rey, perlomeno dalla prospettiva di quella parte del fandom che non gliene attribuisce. Se questo fosse vero, tutto Star Wars nei prossimi anni ruoterebbe intorno a Grogu, cominciando dal film The Mandalorian & Grogu (non a caso figura nel titolo stesso del film), ma anche per quanto riguarda il film con (presunta) protagonista Rey.

Quali sono le vere ragioni che hanno portato alla cancellazione di The Acolyte e perché Star Wars è così divisivo

Qui gli sceneggiatori potrebbero fare delle cose interessanti, rendendo Grogu apparentemente l’antagonista principale e, giocando sulla tendenza della stessa Rey a scivolare nel lato oscuro, sfumando molto i confini tra buoni e cattivi sia nel caso dell’uno che dell’altra. Però, per le considerazioni che abbiamo fatto prima, anche il lavoro di Knight dà l’impressione di essere imperfetto, se è vero che le riprese non sono ancora iniziate.

E a questo punto andiamo al cuore di questo ragionamento. Tutte queste divisioni, queste incomprensioni sul significato di Star Wars e su come debba cambiare nel corso degli anni accogliendo le nuove forme di narrazione, risalgono, ancora una volta, alla trilogia sequel, la più divisiva negli ultimi anni (ma vi invito a ragionare sul fatto che tutti i contenuti di Star Wars sono sempre stati divisivi, L’Impero colpisce ancora compreso, quando arrivò per la prima volta al cinema). Il dibattito sul valore da attribuire a Episodio VII, VIII e IX è ancora acceso. Chi sosteneva che la trilogia sequel rovinasse tutto il Canone e che fosse contraddittorio rispetto allo Star Wars classico continua a pensarlo, mentre chi sosteneva che si trattasse di una storia volutamente incompleta e da arricchire con futuri inserti fa altrettanto.

Chi persegue la prima visione spinge perché i nuovi inserti siano considerati ininfluenti, e addirittura da cancellare definitivamente. Chi sostiene la seconda, invece, vuole saperne di più e quindi “tifa” perché serie TV, romanzi, fumetti e quant’altro rifiniscano la storia originale, che ritiene interessante, e ne vuole il più possibile. Due punti di vista opposti, probabilmente perennemente inconciliabili ma, se la prospettiva pessimistica che stiamo avanzando in questo editoriale sarà confermata, i prossimi anni vedranno una fase felice per il primo.

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Kinguin

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