Andor ha chiuso il suo cammino con la seconda stagione, portando su Disney+ una narrazione matura, intensa e più che mai attuale. La conferma arriva anche dalla lista delle nomination agli Emmy 2025, dove la serie ha raccolto 14 candidature tra categorie tecniche e artistiche. Eppure, guardando meglio, qualcosa stona. O meglio: manca. Nessuno degli attori è stato candidato. Nemmeno Denise Gough, che in Dedra Meero ha costruito una delle più inquietanti e lucide rappresentazioni del potere nella galassia di Star Wars.
Chi ha seguito la serie sa quanto Dedra abbia inciso: fredda, determinata, ossessivamente metodica, spinta da una cieca fede nell’ordine. Una figura disturbante proprio perché così plausibile. Gough ha dato al personaggio un rigore quasi documentaristico, costruendo ogni sguardo e ogni parola con precisione chirurgica. Il suo arco narrativo è stato uno dei più riusciti e disturbanti dell’intero franchise, eppure non è bastato per entrare nella lista dei candidati.

Assente anche Genevieve O’Reilly, magnifica nel ruolo di Mon Mothma, lacerata tra diplomazia e sacrificio personale. Nulla per Stellan Skarsgård, che dona all’architetto principale della ribellione una determinazione inquietante e granitica. Skarsgård passa con disinvoltura dalla deferenza cerimoniosa che riserva ai funzionari del governo a una cupa e tormentata convinzione che emerge solo nell’ombra. È un ritratto affascinante di un complesso calcolo morale. Niente nemmeno per Kyle Soller, disturbante e tormentato, o per il protagonista interpretato da Diego Luna. Zero totale, mentre produzioni HBO come The White Lotus o The Pitt riempiono le categorie attoriali.
Dispiace soprattutto perché questa era l’ultima occasione. Andor non tornerà, e questi Emmy avrebbero potuto essere il giusto riconoscimento per un cast che ha lavorato con una scrittura impeccabile e una regia senza compromessi. È chiaro che l’Academy ha preferito concentrare la visibilità sulle categorie principali — miglior serie drammatica, sceneggiatura, regia — più alcune candidature tecniche, compresa quella a Forest Whitaker come guest star. Ma suona strano, anche sospetto, che nessuno del cast principale abbia trovato spazio.

Andor ha mostrato cosa può essere davvero Star Wars quando abbandona il fanservice per diventare politica, tensione, sacrificio e ribellione. Un racconto spigoloso, cupo, lucido, costruito con rigore e intelligenza. Il fatto che una serie del genere non abbia ricevuto nemmeno una candidatura attoriale è più di un’assenza: è un errore di valutazione. Che, a voler essere maliziosi, puzza anche un po’ di logiche opache.






