Dopo la cancellazione della seconda stagione di The Acolyte, per i fan di Star Wars arriva un’altra grossa batosta. Il tanto atteso capitolo diretto da Sharmeen Obaid-Chinoy che dovrebbe avere Rey come protagonista ha perso la sua finestra di uscita nelle sale, quella di dicembre 2026, ed è stato ricollocato a data da destinarsi. In realtà non è un fulmine al ciel sereno: non solo le riprese di questo film non sono iniziate secondo le tempistiche precedentemente previste, ma non è pronta neanche la sceneggiatura.
Parliamo di uno degli sviluppi più travagliati nella storia di Star Wars. Il progetto era stato originariamente affidato a Damon Lindelof e Justin Britt-Gibson, mentre nel marzo del 2023 arrivava la notizia secondo la quale sarebbe passato nelle mani di Steven Knight (Peaky Blinders). Alla Star Wars Celebration del 2023, inoltre, Kathleen Kennedy aveva confermato che la trama sarebbe stata incentrata su Rey mentre tenta di costruire un Nuovo Ordine Jedi. Mentre la regia era nelle mani di Sharmeen Obaid-Chinoy (A Girl in the River: The Price of Forgiveness).

Al di là del tema sulla ricorrente illudere i fan e poi puntualmente scontentarli con posticipi e cancellazioni (a cosa servono gli annunci alle Celebration?), dopo un cambio di autori così roboante si pensava che ormai tutto fosse sulla dritta via e anche la data di uscita nelle sale già fissata faceva sperare per il meglio tutti i fan di Star Wars. Fino alla notizia dello scorso ottobre, un rumor secondo il quale Knight non starebbe più lavorando sulla sceneggiatura e sarebbe stato nuovamente sostituito (ancora non è noto con chi). Anche la notizia di una nuova trilogia affidata a Simon Kinberg (X-Men) sembrava in contrasto con la sopravvivenza del progetto sul Nuovo Ordine Jedi.
E negli ultimi giorni ecco la batosta, questo progetto non raggiungerà le sale nel 2026. Da un certo punto di vista non è una notizia così tanto cattiva se si considera che rilasciare due film di Star Wars nello stesso anno (The Mandalorian & Grogu, quello sì un progetto concreto e la cui realizzazione è in fase di ultimazione, uscirà a maggio) sarebbe stato quasi sicuramente deleterio, a livello di promozione e non solo. Ma da un altro punto di vista, purtroppo, segna perlomeno un rallentamento consistente nella produzione del futuro di Star Wars.
Oltre Skeleton Crew (già pronto e in procinto di arrivare su Disney+), e le seconde stagioni di Andor e di Ahsoka, non vedremo più niente altro di Star Wars per un bel po’ di tempo, al di là del già menzionato The Mandalorian & Grogu. Con la scrittura e la produzione di questi progetti che richiede tantissimo tempo, infatti, si può pensare che bisognerà aspettare degli anni dopo il debutto delle prossime produzioni prima di vedere la storia di Star Wars andare ulteriormente avanti sul piccolo o sul grande schermo (mentre la produzione di romanzi e fumetti canonici rimane febbrile). Oltre ai lavori già in corso, infatti, nessun altro progetto è partito concretamente.

Ma perché Lucasfilm fatica così tanto a scrivere questo film, al punto da cambiare tre o quattro sceneggiatori e da riscriverlo innumerevoli volte? Si può supporre che si abbia il timore di scontentare parte del pubblico, ovvero quella fetta di appassionati che non ha digerito la Trilogia Sequel. Come creare un seguito di Episodio IX che non attiri critiche e odio sui social? Questo nodo sarebbe impossibile da sciogliere per Lucasfilm.
Qual è il problema? La qualità di queste storie o il fatto che sono troppo “woke”? Lo stesso discorso potrebbe riguardare The Acolyte, il quale ha ricevuto una marea di critiche molto tempo prima di debuttare su Disney+: si può giudicare una produzione semplicemente alla visione di un trailer o leggendo il cast dei suoi attori? Evidentemente, è quello che sta succedendo: non solo a Star Wars ma a tutta Hollywood: non è più consentito fare lavori “woke”, probabilmente a maggior ragione ora che Donald Trump ha vinto le elezioni.
Non mi soffermerò sul ribadire cosa si intende per “woke” (anche se la definizione è tutt’altro che chiara), o se sia giusto o sbagliato puntare su questo aspetto, ma con ogni probabilità il fatto che una donna sia protagonista di uno Star Wars, unitamente all’eredità che ha come discendente dei gemelli Skywalker e quindi dei protagonisti dello Star Wars originale, non è gradito alla parte di pubblico che è più rumorosa sui social. Rimango ancora dell’idea che la parte che non si esprime, e che apprezza questi cambiamenti, rimanga più numerosa, ma evidentemente il rumore che i detrattori fanno spaventa Lucasfilm, che non può permettersi un’altra ondata di odio come quella generata dalla Trilogia Sequel.
Il fatto che il cognome Skywalker passi a un personaggio nuovo sa di riscrittura del grande classico che Star Wars è stato negli anni ’70 e ’80: inoltre, non viene neanche gradito che il ruolo di Luke sia ora di Rey (come suggeriva anche il titolo dell’Episodio VIII, Gli Ultimi Jedi), è un ulteriore motivo di insoddisfazione. Scrivere il film su questi presupposti, possiamo supporre, non convincerebbe più Lucasfilm, o non l’avrebbe mai convinta. Mentre Lucasfilm ha formalizzato tutto questo all’interno della cornice del Canone, la maggior parte del pubblico non riconosce le opere collaterali come degne della stessa rilevanza dei film o delle serie TV. Insomma, disconosce il progetto Lucasfilm fin dalle sue fondamenta.

Come dovrebbe essere scritto il film per non provocare polemiche? Rey non dovrebbe essere protagonista ma solo un personaggio di supporto? Dovrebbe perdere il cognome di Skywalker? Passare al lato oscuro, essere malvagia? O, più semplicemente, non dovrebbe avere importanza? Si dovrebbe trovare un personaggio maschile come protagonista? Forse Grogu o un improbabile ritorno di Luke Skywalker? Difficile, se non impossibile, per Lucasfilm dare una risposta a queste domande. Probabilmente, se vuole veramente ascoltare questi hater, la strada più “giusta” da seguire sarebbe quella di lasciare in pace Star Wars e non realizzare più altri contenuti.
Così facendo, però, lascerebbe decadere il progetto crossmediale che sta costruendo e anche il proposito di elevare la narrazione nel ventunesimo secolo verso delle modalità che non sono mai state esplorate prima d’ora. Con ogni contenuto di Star Wars che è un incastro di messaggi, situazioni e personaggi che provengono da romanzi, fumetti, videogiochi, serie TV e film, dove ciascuno di questi ha pari dignità, si va verso modalità di costruzione del significato e del portare avanti la storia che non hanno precedenti. Siamo proprio sicuri di non voler scoprire come si possono evolvere le moderne forme di narrazione?
Star Wars ha cambiato la storia della narrazione nel 1977 con Una nuova speranza. Tantissimi registi e tantissimi progetti lo hanno preso a punto di riferimento, semplicemente cambiando il modo di raccontare. Non è forse giusto che sia di nuovo l’immaginario di Star Wars a farsi carico di questa nuova generazione di narrativa?






