In Star Wars spesso vediamo qualcuno salvarsi da un combattimento attraverso un provvidenziale salto nell’iperspazio, mentre in altri casi questo non appare possibile. È quindi lecito porsi la domanda: come funzionano i salti e quando sono possibili?
Viaggiare nell’iperspazio richiede grandi quantità di energia: dunque, per poter realizzare un secondo salto ravvicinato, bisogna recuperare energia per eseguire i calcoli necessari. I quali sono più complessi per un salto intra-sistema, meno per una fuga diretta nell’iperspazio.
Quando una nave si trova nel pozzo gravitazionale di un pianeta, determinato dalla massa di quest’ultimo, non può eseguire alcun tipo di salto. Inoltre, perché il salto sia possibile non deve trovarsi sullo stesso vettore su cui si trova il pianeta. In questo caso, infatti, la nave si schianterebbe contro il pozzo gravitazionale del pianeta, rientrando nello spazio normale proprio in una zona in cui è probabile la presenza di traffico interstellare o addirittura in cui si trova pianeta stesso.
Se la nave, invece, riesce a eseguire manovre per cui non è più allineata con il campo gravitazionale del pianeta, allora può eseguire subito il salto nell’iperspazio.
Per concatenare una serie di salti nell’iperspazio e raggiungere un sistema non adiacente a quello in cui la nave si trova e disposto su un vettore differente rispetto a quello sul quale la nave sta viaggiando, invece, bisogna calcolare una rotta iperspaziale, di solito affidata a un navicomputer. I Chiss, che risiedono nella regione di spazio che loro chiamano Caos, altrimenti conosciuta come le Regioni Ignote, non disponendo della tecnologia alla base dei navicomputer per questi tipi di salti, usano le sky-walker e il loro dono della Terza Vista. 200 anni prima, invece, i Nihil usavano le coordinate fornite dal loro oracolo, Mari San Tekka, per alimentare i Motori a Varco delle loro navi.
Seguire una nave nell’iperspazio, d’altra parte, è quasi sempre molto difficoltoso. Gli Apripista nel Caos sono in grado di comunicare tra di loro attraverso la Grande Presenza e di percepire la posizione dei loro simili. Nello Spazio Minore, invece, seguire una nave nell’iperspazio non è stato possibile fin quando un team scelto dal Generale Armitage Hux scoprì come implementare la tecnologia sviluppata all’interno dell’Iniziativa Tarkin portando all’installazione sulla Supremacy di un complesso generatore di campo iperspaziale, verso cui confluivano i dati provenienti da numerosi computer e databank. È grazie a questa tecnologia che il Primo Ordine fu in grado di seguire la flotta della Resistenza fino al Sistema di Crait, dove fu quasi annientata nel 34 ABY.
Far uscire una nave dall’iperspazio è altrettanto complicato, e solitamente richiede tecnologie avanzate. Nell’epoca dell’Alta Repubblica, la scienziata dall’iperspazio Chancey Yarrow sviluppò un proiettore di pozzi gravitazionali che consentì ai Nihil di sviluppare i dispositivi noti come Semitempesta che conferirono ai predoni la capacità di interdire alla Repubblica la capacità di navigare nell’Orlo Esterno.
Quando una nave si trova nell’iperspazio, inoltre, non può avviare comunicazioni a lungo raggio: deve uscire dall’iperspazio per poter comunicare. Per quanto riguarda le comunicazioni intra-sistema, invece, si possono mantenere aperti tutti i canali per raggiungere il maggior numero di individui possibile o concentrare le comunicazioni su un canale privato a raggio stretto. Per far ciò di solito si predispone una comunicazione via laser.
All’interno del pozzo gravitazionale di un pianeta si può essere invisibili alle scansioni delle altre navi disattivando tutte le fonti di energia. Da questo stato di stasi si può ripartire teoricamente in qualsiasi momento, allocando energia ai propulsori piuttosto che ad altri sistemi, come quelli difensivi, ma accumulare la velocità necessaria per muoversi rapidamente richiede un po’ di tempo. Infine, è possibile predisporre in battaglia dei generatori di pozzo gravitazionale per impedire alle altre navi di saltare nell’iperspazio e per posizionarsi vicino a loro in maniera molto precisa con salti intra-sistema.
In tutti i casi la scienza dei salti nell’iperspazio è complessa e non completamente definita in nessuna parte della galassia. Si tratta di uno sviluppo continuo che nello Spazio Minore ha subito una forte accelerazione proprio durante il periodo dell’Alta Repubblica ma che non sarà completamente ultimato neanche 200 anni dopo. Migliaia di anni prima, invece, il primo a fare esperimenti con i salti iperspaziali fu il popolo dei Rakata.






