Il terzo episodio di The Acolyte rivoluziona il Canone di Star Wars?

Ransolm Casterfo
Ransolm Casterfo
Approfondimenti e editoriali su Star Wars. Tutto quello che vuoi sapere sulla Galassia Lontana Lontana.
Questo articolo è un editoriale. Significa che contiene un’opinione, un parere o un’interpretazione personale dell’autore che può – eventualmente – essere diversa o discordante dalle opinioni del resto della redazione di Star Wars Addicted.

Come sa bene l’appassionato che segue costantemente l’evolversi dell’immaginario di Star Wars, si è venuta a creare una certa ortodossia riguardo al rispetto del Canone. Ci sono ormai intransigenti (presunti) difensori del Canone stesso, che sembrano vivere per individuare tutte le presunte violazioni, al punto che queste esigenze di preservazione della continuity sembra debbano sovrastare addirittura le necessità artistiche e di scrittura delle storie.

Anche se sembra esserci una continua battaglia tra autori e appassionati a causa di questa ortodossia, ritengo che la risposta alla domanda posta nel titolo relativa al terzo episodio di The Acolyte sia no. È naturalmente avvenuto – e anche più volte – che certi contenuti sono entrati in contraddizione con i precedenti, ma si è trattato di sbagli a cui si è cercato di porre rimedio. Mi viene in mente, ad esempio, il caso di Tales of the Jedi, quando Dooku andava tranquillamente in giro per il Tempio dei Jedi di Coruscant a 10 anni dal suo addio all’Ordine stesso. Ma altri contenuti hanno cercato di porre rimedio a quell’errore, come abbiamo visto con la Guida al Romanzo di Padawan.

Il terzo episodio di The Acolyte rivoluziona il Canone di Star Wars?

Quello che voglio dire è che Star Wars viene portato avanti da autori che hanno a cuore il Canone, e che lavorano costantemente per rispettarlo. Il fatto che ci debba essere solidità e coerenza, come mai prima d’ora è avvenuto per l’immaginario di una saga di fantasia, è assodato da tutti i punti di vista, da quello degli appassionati così come da quello degli autori. E fra gli scrittori dei romanzi e dei fumetti, così come degli sceneggiatori delle opere filmiche o animate, ma anche dei videogiochi, non ci sono certo i primi arrivati, ma tutti autori con comprovata esperienza e abilità.

Detto questo, è anche vero che si tratta di un immaginario in continua evoluzione, dove le opere nuove puntano a rimodellare i vecchi concetti, a esaltarli ma anche a portarli verso nuove direzioni. Certi concetti di Star Wars rimangono volutamente in sospeso, con l’obiettivo di creare quell’alone di mistero che punta a innescare nello spettatore la voglia di scoprirne qualcosa in più, per tenerlo ingaggiato e giocare con la sua immaginazione. E questo terzo episodio di The Acolyte fa proprio questo, principalmente con alcuni presupposti canonici della trilogia sequel, che vengono approfonditi e osservati da un punto di vista leggermente differente.

Il terzo episodio di The Acolyte rivoluziona il Canone di Star Wars?

A cominciare dal concetto di Diade nella Forza. Le sorelle gemelle Osha e Mae sembrano avere un legame di questo tipo, o qualcosa di molto simile. Mentre Osha rappresenta il lato chiaro della Diade, come Rey nell’altra famosa Diade dell’immaginario, quella che abbiamo visto in Episodio IX, Mae è votata al lato oscuro, come Ben Solo. Separare la Diade crea in entrambi i casi del conflitto, perché porta al disequilibrio nella Forza, mentre i due membri della Diade hanno una percezione comune rispetto a ciò che capita all’uno e all’altro, e possono entrare in contatto anche se separati da svariati sistemi stellari.

Osha e Mae fanno parte della Congrega, un culto della Forza tutto al femminile con elementi riconducibili al Sentiero della Mano Aperta, il quale è esistito circa 200 anni prima di questi avvenimenti. Il Sentiero bandiva l’utilizzo della Forza, mentre la Congrega la manipola senza porsi troppe domande. Allo stesso tempo, le decorazioni che i membri della Congrega portano sul viso, in blu, ricordano quelle del Sentiero. La Congrega, inoltre, identifica la Forza con un altro nome, il Filo.

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Osha e Mae hanno molto in comune anche con il piccolo Ani di Episodio I. Non solo la sontuosa scrittura di questo episodio cita le medesime parole pronunciate da Ani nel film, ma l’attrice svolge un ottimo lavoro a ripetere le stesse movenze ed espressioni del volto. Non sono solamente riferimenti artistici, perché le due sorelle sono state generate da Madre Aniseya con la Forza, il che ricorda il fatto che Anakin è stato generato dalla Forza senza un padre fisico. Ma su questo punto sussiste un mistero, che probabilmente sarà chiarito nelle prossime puntate (stagioni?) di The Acolyte, motivo per cui riteniamo che oggi non sia opportuno sbilanciarsi più di tanto (proprio perché non abbiamo informazioni sufficienti, se non una riga di dialogo nell’episodio) mentre il fandom sta letteralmente già “impazzendo” sulla rete.

Bisogna poi tenere a mente che i Jedi, come da prassi comune, anche in questa Era perlustrano la galassia al fine di individuare bambini sensibili alla Forza e condurli al Tempio dei Jedi per addestrarli. Lo farà anche l’Impero Galattico durante il suo regno, seppure in maniera brutale e con l’ausilio di cacciatori di taglie. Ma i Jedi, e la Repubblica, pensano di agire a fin di bene, seppure in certe situazioni provochino del male.

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In questo caso, si rendono conto che le due bambine fanno parte di una pericolosa Congrega, e che la loro missione potrebbe essere più difficile del previsto. Ma anche da questo punto di vista esiste un mistero, perché il montaggio dell’episodio sorvola deliberatamente su alcuni aspetti. L’incendio provocato da Mae non è dettagliato in tutti i passaggi, mentre non viene spiegato perché Torbin entri così tanto in conflitto con sé stesso da perseguire il Voto di Barash. Negli episodi precedenti, infatti, si diceva pentito delle sue azioni su Brendok. E in questo stesso episodio a volte lo vediamo con una cicatrice sul volto, altre volte no; cicatrice che con ogni probabilità è provocata da uno scontro con Kelnacca, anticipato da uno dei contenuti teaser rilasciati per la campagna promozionale di The Acolyte.

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Inoltre, i quattro Jedi protagonisti sembrano in più punti scivolare pericolosamente verso il lato oscuro. E i vuoti lasciati intenzionalmente nella narrazione del terzo episodio rendono evidente che c’è ancora qualcosa da apprendere sulle azioni dei Jedi su Brendok, con i prossimi episodi di The Acolyte che potrebbero addirittura ribaltare il punto di vista a cui abbiamo assistito in questo terzo episodio.

Ma il punto più importante di questo episodio, a mio modo di vedere le cose, è un altro. E riguarda Luke Skywalker, e il perché lui abbia perseguito un autoesilio su Ahch-To paragonabile al Voto di Barash. Lo ha fatto esattamente per gli stessi motivi che hanno spinto il Maestro Torbin a farlo? In altri termini, è possibile che i Jedi non percepiscano la Diade nella Forza, a differenza degli esponenti del lato oscuro?

La Congrega è sicuramente legata al lato oscuro, e tutti i membri del culto sanno benissimo che le due sorelle hanno un rapporto speciale con la Forza – o il Filo – e tra di loro. I Jedi, invece, sembrano del tutto ignorare questa relazione, non la percepiscono per niente nella Forza fino a separare, violentemente, le due sorelle, il che è la causa dell’incendio su Brendok. E Luke Skywalker non ha forse ignorato il fatto che Ben Solo facesse parte di una Diade nella Forza e lo ha addestrato senza tenere per niente in considerazione questo aspetto?

Il terzo episodio di The Acolyte rivoluziona il Canone di Star Wars?

Lo ha indotto a perseguire un cammino incompatibile con la natura del ragazzo, perché non ha per nulla avvertito il suo legame con Rey, cosa che invece Sidious farà immediatamente non appena i due si presenteranno al suo cospetto. E non solo: secondo il romanzo di Episodio IX, che è ovviamente canonico, Darth Plagueis ha tentato di stabilire un legame di tipo Diade nella Forza con il suo apprendista, lo stesso Sidious, e successivamente Sidious ha fatto lo stesso con il suo apprendista, Vader. In entrambi i casi si è trattato di fallimenti, mentre un legame di tipo Diade si stabiliva naturalmente tra sua nipote, Rey, e il nipote di Vader, Ben.

The Acolyte, quindi, sembra voler risolvere alcuni snodi alla base del Canone, coinvolgendo Anakin e Luke, seppure non citandoli in nessun momento e senza ovviamente che appaiano nella storia. Guardando oltretutto al rapporto tra Luke e Ben da un punto di vista leggermente diverso, perché in Episodio IX non era chiaro che Luke perdesse i favori del nipote Ben per il fatto di non individuare il suo legame nella Diade nella Forza.

E con The Acolyte che non potrà non prendere in considerazione i temi sul ritorno dei Sith e sull’operato di Plagueis – se non altro perché è ambientato in un periodo storico compatibile con l’inizio del piano dello stesso Plagueis – e forse del suo Maestro, Darth Tenebrous, può esserci una forte correlazione tra gli studi sulla Diade nella Forza di Plagueis e le due ragazzine che hanno fatto parte della Congrega.

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Kinguin

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