Abbiamo già parlato dei mostri Senza Nome, conosciuti anche come Livellatori, quando li abbiamo incontrati nella prima fase dell’Alta Repubblica, usati da Marchion Ro all’interno del suo piano per distruggere il Faro Starlight. La seconda fase dell’Alta Repubblica, ambientata circa 150 anni prima di queste vicende, fa luce su questi mostri terrificanti. Diversi Jedi hanno contatti con i Senza Nome, molti di loro non sopravvivono all’incontro, ma c’è anche chi sopravvive. Come mai quindi nella prima fase l’Ordine dei Jedi non è a conoscenza di questa minaccia?

Nella prima fase, ci siamo imbattuti per la prima volta nei Senza Nome nel romanzo Si alza la tempesta, quando Marchion Ro si reca sul pianeta ghiacciato di Rystan proprio per catturare un Livellatore. Questo mostro è capace di instillare la paura più pura in ogni individuo sensibile alla Forza, nonché di prosciugarlo facendolo diventare un involucro di cenere.

Da Il sentiero dell’inganno sappiamo che la leader del Sentiero della Mano Aperta, la Madre Elecia, intende utilizzare i Livellatori per indebolire i Jedi e sconfiggerli. In questo romanzo, il Maestro Jedi Zallah Macri e il suo Padawan, Kevmo Zink, si recano sul pianeta di Dalna, sede del Sentiero della Mano Aperta, per indagare sul furto di in manufatto della Forza. Ma durante questa storia, in cui Kevmo stringe una forta relazione con un membro del Sentiero, Marda Ro, entrambi i Jedi muiono, e non possono riferire della minaccia al Consiglio dei Jedi.

I Livellatori Senza Nome, poi, tornano in un’altra storia, quella raccontata da Ty “Tylera” Yorrick nel volume Avventure – Terrore senza nome, scritto dal bravissimo George Mann (La Battaglia di Jedha). Lei è una Tolothiana, ed è stata Padawan del Maestro Jedi Cibaba e che abbiamo, ancora una volta, conosciuto in Si alza la tempesta. In seguito ai terribili fatti che hanno portato alla morte dell’amico Padawan Klias Teradine, Ty ha abbandonato l’Ordine dei Jedi per diventare una cacciatrice di taglie e una mercenaria. Inoltre, un Segren di nome Drewen, sebbene non sia sensibile alla Forza, vuole diventare a tutti i costi l’apprendista di Ty. Inseparabile da Ty è la sarcastica droide KL-03, la quale è la destinataria della storia raccontata da Ty in questo volume.
La quale è incentrata sul Padawan Coron Solstus, colui che diventerà il Maestro del Maestro di Ty, Cibaba. Bloccato insieme alla sua squadra di Apripista e ad altri Jedi sul mondo di frontiera di Meledes, Soltsus dovrà affrontare un mostro Senza Nome. Insieme a Solstus in questa missione ritroviamo il Maestro Rok Buran, che abbiamo già incontrato nel romanzo Missione nella città perduta scritto dallo stesso Mann, dove, sul pianeta di Gloam, ha dovuto affrontare la crisi che ha colpito la remota civiltà dei Katikoot e dove ha perso il suo Padawan, Maliq.
Maestro di Coron Solstus, invece, è Sula Badani. In questa storia i Jedi e gli Apripista precipitano con la loro nave Witherbloom sul remoto pianeta di Meledes insieme a una nave che scoprono essere popolata da membri del Sentiero della Mano Aperta. Loro stanno trasportando un mostro Senza Nome che, apparentemente ha preso il sopravvento, e ucciso alcuni membri dell’equipaggio. Motivo per cui i membri del Sentiero sono costretti a stringere un patto con i Jedi, per quanto loro disprezzino questi ultimi perché li accusano di manipolare la Forza in maniera non necessaria, provocando squilibrio nella Forza stessa.

I membri del Sentiero sopravvissuti sono Kane (Weequay), Wole (Rodiano), Geth e Shalish (Umani) ma, di loro, solamente il primo sembra a conoscenza dei poteri del Senza Nome. Quando gli Apripista Pako (Nikto) e Ambar (Twi’lek), insieme al droide EX5, dopo aver protetto la Jedi ferita Xinith Tarl (Bith), riescono a sovraccaricare i motori della nave ormai non funzionante per stordire momentaneamente il Senza Nome, scopriamo uno dei pochi punti deboli della creatura. Le scariche elettriche, infatti, lo stordiscono, almeno temporaneamente. Ma, per quanto soffra e provi dolore, la fame del Senza Nome supera anche la preoccupazione per la sua stessa incolumità.

Non bastano le scariche elettriche per fermarlo: mentre Pako e Sula sacrificano la loro stessa vita (Pako perché colpito e Sula incenerita) per rallentarlo, gli altri riescono a fuggire e a lasciare il pianeta. È un’altra storia che alimenta il mito dei Senza Nome, che hanno continuato a vivere nelle storie, nelle filastrocche e nelle storie di paura ancora per centinaia di anni.







