Come la struttura crossmediale incide sulla psicologia dei personaggi

Ransolm Casterfo
Ransolm Casterfo
Approfondimenti e editoriali su Star Wars. Tutto quello che vuoi sapere sulla Galassia Lontana Lontana.

In vari contenuti canonici abbiamo ritrovato dei personaggi noti dell’immaginario di Star Wars con un profilo psicologico molto differente da quello che ci saremmo aspettati a giudicare dalle loro precedenti apparizioni. Questo dipende dal fatto che abbiamo mancato un contenuto canonico precedente o, vista la non linearità delle storie in Star Wars, dal fatto che questo non sia stato ancora scritto e/o rilasciato.

Un esempio lampante di quello che stiamo dicendo è relativo al personaggio di Vernestra Rwoh. In The Acolyte, infatti, abbiamo trovato una Vernestra molto diversa rispetto al personaggio che avevamo imparato a conoscere dalla prima fase dei racconti sull’Alta Repubblica. Qui era molto devota agli insegnamenti dell’Ordine dei Jedi, e dedicava completamente la sua vita al servizio degli altri. Con un enorme potenziale nella Forza (lei è stata la più giovane a essere promossa a Cavaliere Jedi nella sua epoca), il suo proposito principale era quello di esaltare tale potenziale all’interno del suo ruolo nell’Ordine.

Come la struttura crossmediale incide sulla psicologia dei personaggi

In The Acolyte abbiamo ritrovato, invece, un personaggio rassegnato e privo di ottimismo. Vernestra è rimasta determinata come lo era in giovane età, ma ha voltato la sua determinazione a conseguire obiettivi immediati, piuttosto che guardare al lungo termine, come dovrebbe fare un Jedi fedele all’Ordine. Questo cambiamento, in realtà, emerge già nella giovane Vernestra e all’epoca dei romanzi della terza fase dell’Alta Repubblica, ambientati circa 100 anni prima degli eventi di The Acolyte (Vernestra è una Mirialiana e ha quindi una speranza di vita molto lunga).

In particolare, Racconti di Luce e Vita e Sfidare la Tempesta ci raccontano come Vernestra abbia perso molta fiducia nell’Ordine e nella Forza già all’indomani della caduta del Faro Starlight. In quell’episodio perde il suo Maestro Stellan Gios e, apparentemente, anche il suo Padawan Imri Cantaros (che però ritroverà circa un anno dopo, come racconta Sfidare la Tempesta). Gli insuccessi della Repubblica e dei Jedi, i loro fallimenti nel contrastare i Nihil, e così tante perdite, gettano Vernestra nello sconforto, al punto da farle perdere molti capisaldi della sua gioventù, così come l’entusiasmo e l’ottimisimo. Brevemente, cesserà anche di essere una Jedi, per perseguire la strada da Cercavia.

Insomma, gli autori di questi contenuti hanno gettato le basi per un’evoluzione della psicologia del personaggio, destinata a esplicitarsi definitivamente in The Acolyte. Ma, attenzione, non si tratta di un percorso privo di sfumature. Sia nell’epoca dell’Alta Repubblica che in The Acolyte, Vernestra agisce in alcuni momenti secondo la luce e in altri secondo l’oscurità. È indecisa e combattuta, dopo aver vissuto una galassia che non può essere interpretata in maniera univoca, sicuramente non costantemente in maniera positiva. In The Acolyte, infatti, scopriamo che Vernestra ha un Padawn che poi volgerà al lato oscuro (Qimir), che è ormai completamente avversa alla politica della Repubblica e, inoltre, sembra tramare contro i Jedi stessi, e contro Yoda, nascondendo la verità sull’insinuazione dei Sith, o comunque di qualcosa di molto oscuro con cui è venuta a contatto, nei più alti ranghi dell’Ordine e della Repubblica stessa. Forse, fino a diventare una delle principali responsabili della caduta dell’Alta Repubblica.

Un percorso simile riguarda Asajj Ventress. Lei ha una psicologia molto ben delineata in The Clone Wars, dove è completamente avvolta nel lato oscuro, una mera servitrice degli scopi del Conte Dooku. Quando qualche anno dopo la ritroviamo nella terza stagione di The Bad Batch, invece, è molto differente. Come Vernestra, ora è combattuta e i suoi atteggiamenti non sono più catalogabili inequivocabilmente nella luce o nell’oscurità. Come tutti noi nella vita reale, certi aspetti della sua esperienza la conducono verso una strada, altri verso un’altra strada. Sebbene sia ancora perentoria e non sempre devota al servizio dei più deboli, intravede un potenziale in Omega, un personaggio sicuramente positivo, e decide addirittura di addestrarla alle vie della Forza, nonostante la sensibilità alla Forza della ragazza non sia chiara.

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Anche questo cambiamento può sembrare esagerato, ma solo a chi non ha letto il bellissimo romanzo Il discepolo del lato oscuro, che invece racchiude i germi dei cambiamenti psicologici di Asajj. Dopo aver conosciuto il Jedi caduto Quinlan Vos ed essersene innamorata, Asajj intraprende un percorso che la “umanizza” rispetto alla mera servitrice dell’oscurità che era in The Clone Wars. I sentimenti che prova per Quinlan cambiano le sue priorità: ora fare di tutto per il bene dell’amato è per lei la cosa più importante, anche se questo comporta il definitivo schierarsi contro il suo mentore, il Conte Dooku. E in The Bad Batch il modo in cui è resa Asajj riflette la sua esperienza nel romanzo.

Un ragionamento analogo si può fare per Ahsoka Tano. Nella serie a lei dedicata, Ahsoka è molto diversa rispetto alla ragazzina furbetta che abbiamo conosciuto in The Clone Wars. È meno avventata, più riflessiva e più composta: in altri termini ha perfettamente recepito gli insegnamenti dei Jedi e ha definitivamente completato il suo addestramento. Non solo, si è anche liberata di alcuni condizionamenti psicologici che il suo ex Maestro, Anakin Skywalker, le aveva trasmesso. Lo ha già fatto in parte in Rebels, dopo averlo affrontato in combattimento su Malachor ed essere quasi morta. E poi ha completato il processo nel Mondo tra i Mondi nella serie TV con il suo stesso nome, quando è diventata una Jedi a tutti gli effetti dopo aver incontrato nuovamente Anakin. Per certi versi, inoltre, Ahsoka qui sta ripercorrendo il percorso che ha fatto Luke Skywalker nella Trilogia Originale, quando è molto più riflessivo e pacato nell’Episodio VI, rispetto al ragazzo indisciplinato che avevamo conosciuto nell’Episodio IV.

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Situazioni simili accadono anche nella Trilogia Prequel. Se il Conte Dooku e Qui-Gon Jinn, infatti, appaiono come due personaggi molto stilizzati nei film, in realtà il percorso che li ha portati a quel punto è drasticamente più complesso. Dooku è totalmente avvolto nel lato oscuro negli Episodi II e III, ma ci sono delle ragioni che lo hanno portato a questo, dato che in passato era uno dei Jedi più stimati e riveriti. Dai bellissimi racconti emersi in Tales of the Jedi, nell’audiodramma capolavoro Dooku: Un Jedi perduto e dai romanzi Maestro e apprendista e Padawan, scopriamo che Dooku è caduto nel lato oscuro perché disilluso dalle politiche della Repubblica e dei Jedi, che non hanno difeso il suo pianeta natale Serenno. È perché ha voluto proteggere strenuamente la sua famiglia, e in particolare la sorella Jenza, che è dovuto ricorrere a metodi non ortodossi fino a perdere il legame con i Jedi.

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Inoltre, mentre il dissidio tra Qui-Jon Jinn e Obi-Wan Kenobi in Episodio I è giunto a uno stadio di stabilizzazione, in gioventù i due Jedi si sono ritrovati su posizioni diametralmente opposte, ribelle e intransigente il primo quanto ossequioso dei precetti Jedi il secondo. Ma sono proprio gli insegnamenti che Dooku ha impartito a Qui-Gon, in particolar modo su profezie e visioni, che hanno orientato il secondo verso tutte le scoperte che farà in futuro, a cominciare dal rinvenimento del giovane Anakin, ovvero l’essere con il maggior numero di Midi-chlorian nella galassia. Nonostante le posizioni contrastanti assunte da Obi-Wan, infine, sarà proprio lui ad addestrare il giovane Ani, mantenendo la promessa fatta al suo Maestro.

Un rapporto, quello tra Qui-Gon e Obi-Wan, che è oltretutto potenzialmente ancora espandibile, con il primo ormai Fantasma della Forza, se la serie TV Obi-Wan Kenobi dovesse avere un seguito.

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